"Se becco Berlusconi gli faccio un mazzo...", diceva Esposito

. Politica

"Berlusconi mi sta proprio sulle palle. Se mi dovesse capitare a tiro gli faccio un mazzo così". Parole a ruota libera che sarebbero state pronunciate dal giudice Esposito, il presidente della sezione della Cassazione, che ha condannato Berlusconi, ad una cena da amici, cena e parole riportate a tutta pagina dal "Giornale". E' una bella serata di agosto del 2011, due anni prima del fatidico 30 luglio, e davanti ad una pasta, patata e provola (piatto delizioso della cucina povera calabrese, accompagnato da un greco ghiacciato), siedono sette persone. Il padrone di casa e' un piccolo imprenditore calabrese, sessantottenne, amico del giudice, che negli anni scorsi era stato pretore a Scalea, in provincia di Cosenza. La cena si svolge nella meravigliosa cornice di una terrazza porticata a San Nicola di Arcella in Calabria, a strapiombo sul mare trasparente del Tirreno. Il racconto e' del padrone di casa: "La cena era l'occasione per fare incontrare il giudice ed un altro mio amico, Franco Nero". Si' proprio lui l'attore, che Esposito ha sempre seguito. Glia piacciono molto i suoi film, li ha visti quasi tutti. L'ospite ricorda: "Dunque a tavola siamo in sette: io e mia moglie Sandra, Esposito e la sua signora, altre due persone e lui, il mito. Franco Nero". Si parla, si sorride, si fanno battute e si parla anche di un film di Nero, L'escluso, mai uscito in Italia, nel quale la trama e' ambientata alle porte di New York, e' la storia di un avvocato che fa di tutto per fare assolvere il suo cliente. Da li' il discorso scivola, quasi inevitabilmente su Berlusconi. Del resto il Cavaliere non e' da sempre uno degli argomenti preferiti di accese conversazioni? E così, mangiando e bevendo, si sa in vino veritas, Esposito si sarebbe lasciato andare a giudizi pesantissimi, nonostante il suo ruolo ed il fatto che non conoscesse gli altri invitati: "Quello, Berlusconi, si salva sempre, grazie ai suoi avvocati...la prescrizione...ma se mi dovesse capitare a tiro gli faccio un mazzo così'". Certo il giudice non poteva neppure immaginare chi avrebbe dovuto giudicare una notte d'estate di due anni dopo...

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