188 il numero che inchioda Berlusconi, solo il Pd può bloccare la ghigliottina

. Politica

188 il numero che inchioda Silvio Berlusconi alla decadenza da senatore, tra l'altro con quell'88, carico di funeste simbologie, 88 scritto in lettere in tedesco  e' l'acronimo di Heil Hitler. 188 sono la somma dei senatori del Pd insieme a Sel ed alle autonomie, 124, ai quali vanno aggiunti i 64 senatori grillini. Insomma un'ampia maggioranza al Senato per superare la fatica soglia di 158 voti, che e' la maggioranza assoluta senza considerare i due senatori a vita superstiti, Ciampi e Monti. Sara' infatti l'aula del Senato sovrana nel pronunciarsi sulla proposte della Giunta delle elezioni, già convocata per il 9 settembre, dove comunque sono lo stesso in maggioranza i senatori del pd, 8 più' i 2 grillini. E le discussioni sul come e se applicare la legge Severino sono politicamente parlando tutte bischerate, perché' sarà  solo la dura realtà dei numeri a decidere una sentenza tutta politica. Del resto la magistratura la sua parte l'ha già fatta. E' vero pero' che il Pd potrebbe dare tempo a Berlusconi ed al governo Letta accogliendo alcune delle obiezioni, che senz'altro dal punto di vista giuridico hanno una loro precisa valenza. Perché tutti sanno che per Letta sarebbe quasi impossibile sopravvivere un giorno di più' alla decadenza di senatore da Berlusconi. La via d'uscita potrebbe essere quella di chiedere il parere della Consulta sull'applicabilità' della legge Severino. Molte le obiezioni sulle nuove norme, dal fatto che riguardando il penale non potrebbero essere retroattive a quello più  recente della loro non automatica'. Insomma un vero e proprio ginepraio. E come osservano molti noti giuristi per uscirne servirebbe una legge interpretativa oppure un pronunciamento della Corte Costituzionale. Ma questo comparta tempi lunghi, mesi. Cosa farà il Pd? Per ora sembra avere ritrovato la sua unita' proprio sul fronte anti Berlusconi, quindi poche le speranze per il Cavaliere di evitare la ghigliottina. Il 9 settembre in Giunta al Senato comincerà il suo processo con le stesse speranze che accompagnarono Luigi XVI

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