Tamburi della guerra di Obama-Hollande e venti di crisi

. Politica

Mentre rullano i tamburi di una guerra, anzi della guerra di Obama-Hollande, alla Siria di Assad, risoffiano prepotenti anche i venti di una crisi politica italiana, che potrebbe portare il governo delle larghe intese alle dimissioni, con tanto di probabile elezioni anticipate. Ribaltoni e ribattini sono infatti tanto fantasiosamente affascinanti, quanto difficilmente impraticabili, nell'attuale situazione. Governare contro due opposizioni, come quelle di Berlusconi e di Grillo, con un manipolo di "responsabili" o "traditori", dell'una o dell'altra parte ( a secondo di come li si voglia vedere) sarebbe infatti rischioso per il Pd. E potrebbe costargli molto caro alle prossime elezioni, che comunque sarebbero vicine. Certo sarebbe assai inopportuno e darebbe un pessimo segnale a livello mondiale, se il governo dovesse cader proprio mentre i cacciai Usa bombardano Damasco. Obama ha infatti accelerato il conto alla rovescia di un intervento. "L'uso di armi chimiche - ha spiegato - e' una sfida al mondo intero e una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti: non può rimanere senza risposta". L'amministrazione Usa sta valutando un attacco limitato contro Damasco. Kerry ha definito Assad "un delinquente, anche se l'attacco non sarà un altro Iraq". Al fianco degli Usa, dopo il no del Parlamento britannico, e' rimasto il solo Hollande. Si vede che anche ai progressisti piacciano le "guerre giuste". E mentre caccia e bombardieri, probabilmente voleranno su Damasco scaricando missili mirati a precisi obiettivi, tra pochi giorni, il 9 settembre, i senatori della giunta delle elezioni del Senato si vedranno per decidere sulla decadenza di Berlusconi. E quello sarà inesorabilmente il momento della  verità sul futuro del governo.

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