Berlusconi "di lotta e di governo", pronto al beau geste e al "referendum su di lui"

. Politica

Per dirla alla Berlinguer, nei prossimi mesi avremo un Berlusconi "di lotta e di governo". Cioè Berlusconi continuerà ad appoggiare il governo, anche dopo l'estremo beau geste, delle dimissioni da senatore, solo pero' dopo avere tirato la corda fino all'ultimo secondo utile, per cavalcare i referendum sulla giustizia, dell'amico Pannella, trasformandoli anche in una sorta di referendum su di lui e sulla sua decadenza? Questo percorso gli consentirebbe, eccome di rimanere al centro della politica, anche se da anatra zoppa. Ma anche il Cavaliere sa che per l'altra zampa ormai non c'e' più nulla da fare. Insomma se e' vero che il pendolo di Berlusconi continua ad oscillare tra la dichiarazione di guerra e possibili mediazioni, tra falchi e colombe, e' anche vero che e' proprio Berlusconi che continua furbescamente a farlo oscillare a piacimento dei suoi interlocutori e per confondere le acque al nemico. Berlusconi in realtà non avrebbe nessuna voglia e nessun interesse a sparare l'ultima raffica e a fare cadere il governo. Rimarrebbe senza una cartuccia in canna e sarebbe appiedato comunque, con in più' un governo a lui ostile per fare una nuova legge elettorale e rivedere il conflitto d'interessi. Quello che vuole e' invece giocare una partita elettorale e cosa di meglio per lanciare la sua Forza Italia 2.0 movimentista e corsara, attenta all'individuo, contro un ingessato Pd, di una campagna elettorale sui referendum sulla giustizia? E quale dei suoi elettori si scorderebbe la carica simbolica di un referendum sui giudici? Naturalmente i nuovi compagni di strada Pannella-Berlusconi, non piacciono al Pd, infastidiscono il governo e Napolitano. E poi la domanda di fondo e' sempre una, "ma quando ce lo togliamo dalle palle questo Berlusconi"? Uno scenario quello dei referendum che agita parecchio i governativi, si terrebbero infatti nella primavera del prossimo anno, alla vigilia o subito dopo le elezioni europee, sottoponendo Letta ad una tensione continua e la maggioranza a pressioni permanenti. Con i referendum l'astuto Berlusconi  ha aperto un secondo fronte di guerriglia continua, mordi e fuggi, destinata inevitabilmente a surriscaldare quelle larghe-intese, non propriamente compatte. Ed agibilità o no, senatore o meno, Berlusconi con il suo piano B, continuerà ad essere la spina del fianco di un Pd, che a sua volta ritenendo superata l'emergenza Berlusconi, si tufferà in un  Congresso ricco di insidie, dove si svolgerà la battaglia finale per il suo futuro e per l'uomo che dovra' guidare lo stesso Pd alle prossime elezioni. La sfida finale sarà all'ultimo sangue tra Letta e Renzi. E politicamente vivo ne rimarrà uno solo, perché' nel Pd non ci sono solo gli ex democristiani ma anche i post comunisti che un posto tra palazzo Chigi e la guida del Pd, e a ragione, lo reclamano.

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




Potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi