Maroni accetta la sfida di Grillo, il Pd apre: battaglia per "voto palese" su Berlusconi

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Ora e' battaglia sul voto segreto per renderlo palese nell'aula del Senato, per quando si voterà sulla decadenza di Berlusconi. Esiste un regolamento del Senato ed anche della Camera, che prevede che per particolari situazioni riguardanti fatti di coscienza o personali, vi sia il voto segreto, per meglio tutelare la libertà di ogni singolo, non condizionandolo al vincolo di partito. E' così da sempre. Accade anche per la elezione del presidente della Repubblica in seduta congiunta delle due Camere. E da sempre c'e' la paura della parte più' forte per i franchi tiratori, tipo quei 101 che impallinarono Prodi e con lui, il suo mentore, Bersani. Senza franchi tiratori la storia sarebbe stata diversa, perché ad esempio Forlani sarebbe stato presidente (impallinato da Andreotti) e Scalfaro sarebbe rimasto presidente della Camera. Cambiare ora il regolamento "ad personam", sarebbe lungo e difficile, per l'opposizione del Pdl. Soluzione improbabile oltre che inutile. Perché se si arriverà a votare (Berlusconi potrebbe dimettersi prima), la maggioranza contro il Cavaliere sarà massiccia e non si avranno smottamenti evocati, più per convenienza politica, che per convinzione. Pd, grillini, Montiani e, sicuramente i 4 nuovi senatori a vita, voteranno per la decadenza. Solo qualche voto, peraltro ininfluente potrebbe ballare. Ma Grillo che anche se novello politico e' un gran furbacchione, l'ha buttata li': (tra l'altro quello dello stretto vincolo del mandato e' un suo pallino da sempre), su Berlusconi, voto palese per la trasparenza. A cosa pensa Grillo, anche ad aprire nuove maggioranze variabili, magari a tema, con il Pd? A sorpresa la Lega, che si sente da un po' , per molteplici ragioni, nel cantuccio, se ne e' uscita con il suo capogruppo Massimo Bitonci, un fedelissimo del segretario Maroni, raccogliendo l'invito di Grillo. "Su questa vicenda - ha spiegato - riteniamo che ogni partito debba assumersi in maniera limpida le proprie responsabilità senza sotterfugi o giochi politici". Ed il Pd non si e' lasciato sfuggire la possibilità di un dialogo e con i cinque stelle e con la Lega, che si ripropone come interlocutore per il dopo Berlusconi. Così' Nicola La Torre si augura il voto palese "perché bisogna avere il coraggio elle proprie posizioni, ancora di più' in un passaggio così delicato". 

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