Il dopo Berlusconi: Fini e Casini vittime premature, ora la pitonessa stringe collo Alfano

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Berlusconi ha sette vite come i gatti, ma ormai dopo il 1 agosto, con la definitiva condanna per frode fiscale, sa che la sua avventura politica e' agli sgoccioli. Possibile qualche colpo di coda, ma il destino politico e' segnato. Gia' ora e' un'anatra zoppa, può parlare con i suoi interlocutori, compresi Letta e Napolitano, solo tramite le sue diplomazie i vari Alfano, Letta, Confalonieri, più i suoi ministri, che sono apprezzati, Quagliariello in testa, pure dagli amici-nemici del pd. Del dopo Berlusconi se ne parla da anni a Montecitorio, con la previsione di scenari futuri di grandi mutazioni politiche, una sorta di nuova era. Prima Casini, poi Fini hanno anche cercato di forzare i tempi, entrambi con l'aspirazione di guidare un moderno e nuovo centrodestra. Tra errori di valutazione e sbaglio nel calcolare i tempi sono spariti, inghiottiti nel vortice degli scomparsi della politica. E' vero che Casini ha ancora un partito con l'1 per cento, ma cercare adesso di lanciare un'Opa sul centrodestra sembra un po' troppo ambizioso. Ora Berlusconi vuole lanciare la nuova Forza Italia 2.0 con lui presidente e si racconta con Bertolaso all'organizzazione per fare un partito azienda. Ma come farà, dopo eventuali elezioni, a trattare con gli altri? Chi lo riceverebbe? Sarebbe in una condizione peggiore di quel MSI, che pure ha contribuito a sdoganare, spezzando l'arco costituzionale, inventato da De Mita. E questo nel Pdl lo sanno tutti, colombe, falchi e pitonesse. Si accapigliano con il cadavere politico vicino ed ancora caldo, per rivendicarne la legittima eredita'. La pitonessa sa bene che Angelino Alfano, il famoso delfino senza il quid, e' il più pericoloso nella lotta di successione. Così gli si stringe al collo e ipotizza, in un'intervista al Tempo, un nuovo partito presidenziale, con a capo Berlusconi, e senza segretario senza "tutti quei lacci e lacciuoli tra la gente e il presidente". La Santanche' ricorda che "quando e' stato eletto segretario, Alfano ha detto che voleva "una testa, una sedia". E quindi siamo andati nella direzione che lui stesso ha indicato". Ma il partito rischia di esplodere, e Berlusconi difficilmente vorrà lasciare solo macerie nel centrodestra. Nella mente dei falchi c'e' pure la voglia di vedere Verdini, pluri indagato di suo, come coordinatore. Magari da mandare a trattare al posto di Berlusconi? Cicchitto, che e' una testa pensante, fa presente che il Pdl vede insieme tante anime moderate e garantiste. In realtà, anche se Cicchitto non lo dice, ci sono gli ex democristiani, gli ex socialisti, gli ex liberali e da ultimo anche gli ex missini. Tra l'altro non sono loro i più estremisti. Per l'ex capogruppo del Pdl, un socialista lombardiano passato con Craxi, Alfano deve esserci, perché ha sempre svolto un ruolo di equilibrio e deve esserci un gruppo dirigente pluralista e rappresentativo. "Deve essere un assetto interno - spiega - democratico e radicato sul territorio". E vede il rischio che la nuova Forza Italia scivoli, accompagnata dai falchi, verso una deriva estremista, marginale anche perché si autoemargina. Insomma, ascoltando le parole di Cicchitto, si può pensare anche ad una Ferrari da fare guidare a qualcuno senza nemmeno la patente. Lo scontro contro il primo muro sarebbe inevitabile con la macchina portata a rottamare. La sfida nel Pdl e' appena agli inizi, quando Berlusconi deciderà si affileranno i coltelli, per la resa dei conti tra falchi e colombe.

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