Video rinviato: Berlusconi "non mollo", puntera' tutto su Fi 2.0 e sul referendum giustizia

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Non poteva essere altrimenti, e per copione dell'attesa per il protagonista e per quel pendolo che lo continua ad accompagnarlo sulle decisioni da prendere. Così Berlusconi ha deciso di rimandare a domani il suo annunciato, anche se non direttamente da lui, videomessaggio per fare conoscere agli italiani la sua verità. E se sarà confermato, il Cavaliere parlerà domani contemporaneamente al primo voto della giunta del Senato che deve votare sulla sua decadenza da senatore. Il voto conclusivo in aula, quello sul quale si discute inutilmente sul voto segreto (tanto rimarrà tale per mille ragioni), si avrà solo a meta' ottobre. Dopo tante oscillazioni, tanto pensare e tanti consigli, Berlusconi quattro cose cose le avrebbe decise: chiedere l'affidamento ai servizi sociali, prima del 15 ottobre, per evitare l'arresto e i domiciliari (subendo anche l'umiliazione di dovere rincasare entro le 20), non fare cadere il governo delle larghe intese per accreditarsi come statista che guarda innanzitutto agli interessi del paese, fare ll beau geste delle dimissioni (ma non subito per tenere sotto pressione gli avversari, magari alla vigilia del voto definitiva nell'aula del Senato, con un secondo video) e ripronunciare il fatidico, "Non mollo", che porta con se' il rilancio di una nuova Forza Italia, FI 2.0, cioè una Forza Italia un po' grillina, un movimento snello appoggiato alla Rete e fatto a modello di un'azienda efficiente, puntando molto sul referendum sulla giustizia, promosso dal suo amico Pannella. Una sorta di momento della verità per chiedere agli italiani: ho ragione io o i giudici? Nel cassetto sono finiti già diversi video, da quello della rottura all'ultimo, che e' stato ritoccato. Ma ora il maquillage e' stato solo in alcuni particolari, perché la sostanza e' quella messa a punto insieme a quel vecchio volpone di Giuliano Ferrara. Quindi nel video di domani dovrebbe esserci la sua ribadita voglia di rimanere in campo, la conferma al governo (anche se con l'invito a Letta ad osare di più sulle tasse), l'immancabile attacco alla magistratura, sulla famosa guerra dei vent'anni e sulla necessita' di una riforma. E qui suonerà le capanne a raccolta per il referendum. Il tutto inquadrato nella nascita della nuova Forza Italia, che vuole guidare. Anche se gli manca la patente, quella dell'agibilità politica. Magari si piglierà un autista. Ma questi non sono discorsi immediati. Berlusconi che che non dovrebbe lanciare ne' minacce, ne' ultimatum al governo, dovrebbe esprimere anche apprezzamento per i suoi ministri, che godono buona reputazione pure tra gli avversari. Per questo la pattuglia dei cinque, Alfano, Lupi, Quagliariello, Lorenzin e De Girolamo, potrebbe rendergli l'onore delle armi, consegnando giovedì le loro dimissioni nelle sue mani. A dire il vero sarebbe un gesto, molto singolare ed anche poco corretto istituzionalmente. Cosa ne pensa Qugliariello? I ministri devono rispondere solo al presidente del Consiglio, e per ragioni politiche o di altro genere, possono dimettersi, ma solo nelle sue mani. Le dimissioni a Berlusconi, anche se valgono ovviamente solo come gesto simbolico, sono una caduta di stile. I ministri rappresentano il governo e quindi l'Italia, non certo Berlusconi o qualsiasi altro leader politico.

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