Ora e' il governo a minacciare la crisi: Saccomanni, "pronto a lasciare" e Letta l'appoggia

. Politica

Ora e' il governo stanco di ultimatum e di compromessi, a minacciare la crisi. Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccommani, ha scelto le colonne del Corriere, per lanciare, una volta tanto lui, un ultimatum: "Non accetterò più compromessi. Sono pronto a lasciare, a dimettermi. So cosa fare, ma se si vota a febbraio e' inutile". Da Letta, che aveva detto a Napolitano: "Vado avanti, ma non mi faccio logorare", arriva subito l'appoggio al suo ministro più importante. Come a dire, con le dimissioni di Saccomanni, tutti a casa. Ed un particolare che lascia perplessi, e' quel febbraio, indicato come probabile data di un voto anticipato, pronunciato, ed evidentemente non a caso, proprio da uno che le cose le sa, all'interno e fuori del governo. Nel tutto l'aumento di un punto dell'Iva da ottobre, che a questo punto per Saccommanni sembra inevitabile. Sono ore drammatiche per il governo, ore vissute in costante contatto con Napolitano, che delle intenzione del duo Letta-Saccommani sa tutto. Tanto che li sprona ad andare avanti e a sfidare con un voto in Parlamento le larghe intese, per stanare chi gioca per la crisi. L'amara constatazione di avere infranto il limite del 3% nel deficit, a pochi mesi dall'uscita dalla procedura europea e con l'incubo  di ritornarci subito, ha creato apprensione, miste ad impotenza. La lettera di dimissioni Saccommanni non l'ha ancora scritta, o forse ce l'ha nel cassetto. Ma la tentazione e' forte dopo le ultime dichiarazioni di Epifani ed Alfano, entrambi fermamente contrari all'aumento dell'Iva. "Ho una credibilità da difendere e non ho alcuna mira politica" (ma più del ministro dell'Economia che cosa vorrebbe o potrebbe fare?). Il pensiero di Saccommanni e' così' riassumibile: dobbiamo trovare subito 1,6 miliardi per rientrare di corsa nel limite del3%. Poi si dovrà concordare una tregua su Iva e Imu, rinviando la questione al 2014 con la legge di Stabilita', che va presentata entro il 15 ottobre. Se si agisce subito, e' sperabile che l'effetto sui tassi d'interesse sia positivo e si possa finire l'anno con un deficit inferiore a quel "maledetto" 3%, grazie anche ad alcune operazioni allo studio, come una serie di privatizzazioni e la rivalutazione delle quote della Banca d'Italia oggi a bilancio degli istituti che ne detengono le quote per cifre irrisorie.  

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