Napolitano: "Voto anticipato prassi italiana" ed i due Renato del pdl gli scrivono per "sospendere" voto su Berlusconi

. Politica

Napolitano e' molto preoccupato e non lo nasconde. Il paese e' sul baratro non di una semplice crisi politica ma di una ben più' grave crisi istituzionale, peggio di quello che si verifico' nel 92 con Tangentopoli, aprendo una ferita non ancora rimarginata. Parlando a Milano, in ricordo dell'amico Luigi Spaventa (i suoi la sinistra non li scorda mai), il presidente ha detto che il voto anticipato e' una prassi tutta italiana. Ed ha concluso commosso, riferendosi agli anni passati della prima Repubblica, ponendosi una domanda: "Cosa e' rimasto di quel mondo di vivere la politica?". La risposta semplice che da' solo indirettamente e': "Nulla". Quello che Napolitano non vuole assolutamente fare, come ha ribadito anche ieri, e' sciogliere le Camere. Perché in questa fase apparirebbero come una resa delle istituzioni, con la deflagrazione dello scontro politica-magistratura. I margini pero' sono molto stretti, anche se uno spiraglio glielo offrono proprio i due Renato, capigruppo del Pdl alla camera ed al Senato, Schifani e Brunetta. In una lettera aperta a Napolitano, pubblicata dal Giornale, assicurano che non vogliono mettere a rischio la tenuta del governo. "L'assemblea del pdl - scrivono - non era finalizzata ne' ad assumere decisioni sul governo ne' tantomeno, anche per l'evidente illegittimità di una simile ipotesi, ad assumere orientamenti operativi sulle decisioni della magistratura o sulle prerogative del Capo dello Stato". Quello che tutto il pdl voleva invece evidenziare sono i "dubbi di legittimità" della legge Severino. Insomma il pdl chiedeva che in presenza di un dubbio (quello sulla retroattività) non infondato, la giunta decidesse, prima di votare la decadenza, di investire, vista le sue funzioni giurisdizionali, della decisione la Corte Costituzionale. Quindi l'annunciata protesta, assunta comunque da ciascuno nella propria libertà e' solo contro il voto, fissato il prossimo 4 ottobre. Da qui la decisione politica che potrebbe essere presa (anche se difficilmente lo sarà, perché la crisi non la vuole solo il pdl) e' quella di sospendere il voto a dopo la decisione della Corte d'Appello di Milano, che a meta' ottobre, renderà noti gli anni di interdizione dai pubblici uffici per il Cavaliere. Ed in quell'occasione non ci sarebbero più discussioni, perché si tratterebbe non più di una decisione politica, ma della semplice ratifica di una sentenza da eseguire. Un crisi istituzionale potrebbe essere scongiurata rinviando di una decina di giorni le decisioni della giunta, che tanto per diventare definitiva, dovrebbe essere approvata dall'aula del Senato, facendo di fatto quasi coincidere i termini della due procedure.

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