Berlusconi: al voto e vinciamo. Ma tre ministri Pdl si ribellano

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Avanti, miei prodi! "Avanti verso il voto, sicuri di vincere contro la sinistra e questo governo delle tasse": suona più o meno così l'ultima chiamata a raccolta di Silvio Berlusconi dopo il fulmine lanciato ieri da Arcore contro l'esecutivo delle larghe intese, ormai moribondo e solo in attesa del 'timing' della crisi che detterà nelle prossime ore Napolitano dopo aver ricevuto questa sera Enrico Letta. Il capo dello stato però ha già detto di vedere solo come extrema ratio lo scioglimento anticipato delle Camere. Ma al Cavaliere non va tutto liscio e, come si poteva prevedere, le 'colombe' del suo partito hanno rialzato la testa contro i 'falchi (leggi Verdini, Bondi e Santanchè) che avrebbero 'armato' ieri la mano dell'ex-premier nel vergare quelle 16 righe con il de profundis per il governo Letta. E tre ministri del Pdl (Lupi, Lorenzin e Quagliariello. dimissionari ma molto, molto a malincuore) sono giunti al punto di criticare apertamente il 'capo' e la sua nuova creatura - Forza Italia 2.0 - facendo eco e dando sostanza alla clamorosa uscita di Fabrizio Cicchitto, sì Cicchitto, che ha bocciato pubblicamente il metodo adottato dal presidente del suo partito per 'punire' Letta, 'reo' di non aver stoppato l'aumento dell'Iva per 'rappresaglia' contro le dimissioni annunciate di tutti i parlamentari Pdl. Quel Letta che ha sintetizzato con un aggettivo fortissimo ("folle") la mossa di Berlusconi. "L'unica via è andare avanti convinti alle elezioni il più presto possibile. Tutti i sondaggi ci dicono che vinceremo" ha detto stamane Berlusconi in collegamento telefonico con una manifestazione Fi a Napoli confermando ancora una volta di non voler farsi da parte. "Non potevano sostenere un governo delle tasse che aumenta la pressione fiscale e l'Iva. Un governo delle tasse - ha detto ai suoi Berlusconi - non serve al Paese. Quando Letta ha deciso di sospendere il provvedimento per l'Iva e ha deciso l'aumento della benzina abbiamo capito che non possiamo continuare con questo governo" ha aggiunto. Poi, dopo il bastone, la carotina: il Pdl - ha aggiunto l'ex-premier - è comunque pronto a votare una buona legge di stabilità e lo stop all'aumento dell'Iva (a questo punto però non più rinviabile, resta solo lunedì per intervenire con un decreto...).  Domani alle 17 si terrà l'assemblea congiunta dei gruppi Pdl cui prenderà parte anche Berlusconi. "Berlusconi è un perseguitato ma non giustifico né condivido la linea di chi lo consiglia in queste ore. Tentano di distruggere tutto quello che Berlusconi ha costruito e rappresentato", dice il ministro Beatrice Lorenzin che pur dimettendosi annuncia che non farà parte di questa FI che spinge verso una destra radicale". "Io le dimissioni non ho avuto nessuna remora a darle - prosegue - però è evidente che se si fa in una sede in cui a discutere sono alcuni esponenti di un partito, senza il segretario, quel partito è geneticamente modificato: a questa Forza Italia non aderirò". Ancora più duro contro la nuova FI il ministro Quagliariello: "Se ci sarà solo una riedizione di Lotta Continua del centrodestra ne prenderò atto e mi dedicherò, magari, a creare il Napoli Club del Salario. Non so se c'è una scissione, so che il centrodestra non è quello che si è espresso ieri. Non è quella la storia dei moderati d'Italia". E Lupi, un'altra colomba: "Così non va, Fi non può essere un movimento estremista in mano a degli estremisti. Vogliamo stare con Berlusconi ma non con i suoi cattivi consiglieri. Si può lavorare per bene del Paese essendo alternativi alla sinistra rifiutando gli estremisti. Alfano si metta in gioco per questa buona e giusta battaglia". Dichiarazioni forti che sostanzialmente mettono i tre ministri, troppo critici con Berlusconi e i suoi consiglieri 'falchi', fuori del partito. O almeno così la pensa, ad esempio, Mara Carfagna.

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