Letta vede Napolitano, "innova" e non si dimette, "chiarimento in Parlamento", pensa a Berlusconi "politicamente decaduto"?"

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E' la prima volta nella storia della Repubblica, che un premier, al quale vengono consegnate le dimissioni dei ministri di un alleato di governo, non si dimette. E' sempre successo, che in questa circostanza, che si e' spesso verificata prima di tangentopoli,  il premier riunisse il Consiglio dei ministri per dimettersi, per poi salire al Quirinale per presentare le dimissioni. Ma Letta e' semplicemente salito al Colle, ha parlato per due ore con Napolitano, e poi si e' deciso, innovando la prassi costituzionale, di andare in Parlamento per un "chiarimento". Non la vogliono chiamare verifica per non confondersi con vecchi rituali. Il motivo di questa decisione e' spiegato in una nota del Quirinale: "Il succedersi nella giornata odierna di dichiarazioni pubbliche politicamente significative dei ministri dimissionari, di vari esponenti del pdl, e dello stesso presidente Berlusconi, ha determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica".  Da qui la necessita' di parlamentarizzare la crisisi: "Il presidente del Consiglio ha tratto, d'intesa con il presidente della Repubblica, la decisione di illustrare in Parlamento, che e' la sede propria di ogni risolutivo chiarimento, le proprie valutazioni sull'accaduto e sul da farsi". Insomma le dichiarazioni di Alfano, Quagliariello, Lupi e Lorenzin, hanno fatto sorgere il dubbio al premier ed al capo dello Stato che le loro siano state dimissioni, quantomeno forzate e che loro invece, insieme ad altri del pdl, vogliano continuare nell'esperienza di governo. Ma se le dimissioni sono effettive non andrebbero interpretate, almeno nell'immediato.  Prassi avrebbe voluto, visto il quadro, un Letta dimissionario, rinviato in Parlamento per vedere se c'e' oppure no una maggioranza. Almeno che non si voglia pensare ad un Berlusconi da "codice rosso", ormai fuori controllo ed incapace di gestire anche il suo partito. Certo se i suoi ministri dovessero mollarlo, così come una consistente pattuglia del pdl, per Berlusconi scatterebbe la "decadenza politica", prima ancora che quella da senatore, per effetto della condona per frode fiscale.

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