Alfano e i ministri Pdl "Dimissioni sì, ma il metodo Boffo con noi non funziona"

. Politica

Dimissioni sì, ma i ministri Pdl 'ribelli' non si faranno intimidire, neanche se nei loro confronti venisse usato il 'metodo Boffo'... E' esplosa clamorosamente la spaccatura all'interno del partito di Berlusconi dopo la decisione del Cavaliere di mettere in crisi il governo delle larghe intese. Palazzo Chigi ha reso noto che i cinque ministri del Popolo della Libertà nel governo Letta (Alfano, Lorenzin, Quagliariello, Lupi e Di Girolamo) hanno presentato le loro dimissioni irrevocabili ma nello stesso momento è scoppiata la polemica tra i suddetti e il direttore del Giornale, Sallusti, che stamane li aveva attaccati per i 'distinguo' sul diktat del presidente del partito e per il loro annuncio di non voler far parte di una nuova Forza Italia dominata dagli 'estremisti'.  "E' bene dire subito al direttore de Il Giornale, per il riguardo che abbiamo per la testata che dirige e una volta letto il suo articolo di fondo di oggi - affermano i cinque in una nota congiunta -  che noi non abbiamo paura. Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro Movimento politico, si sbaglia di grosso"."Se intende impaurirci con il paragone a Gianfranco Fini, sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne. Se il metodo Boffo ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi che eravamo accanto a Berlusconi quando il direttore de Il Giornale lavorava nella redazione che divulgo' l'informazione di garanzia al nostro presidente, durante il G7 di Napoli, nel 1994". Lapidaria la replica all'Ansa del direttore del quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi: "Sono allibito, neppure io ho paura. Ho già pagato con la detenzione squallide minacce alla libertà di espressione. Punto". Intanto a palazzo Grazioli è in corso un vertice tra Berlusconi e i big del partito, presenti anche Alfano e gli altri ministri dimissionari. Più tardi dovrebbe tenersi alla Camera la riunione congiunta dei parlamentari Pdl. 

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