Il canto del cigno di Berlusconi ed il dubbio di Alfano "essere o non essere"

. Politica

Siamo al canto del cigno di Berlusconi, che in due giorni rischia di perdere tutto, partito e seggio senatoriale. Domani ci sarà un dibattito parlamentare, che potrebbe sancire la sua "decadenza politica", poi appena un paio di giorni per prendere fiato, ed arriverà quel 4 ottobre, giorno di San Francesco, che sancirà anche la sua decadenza da senatore. E' quello che avrebbe voluto evitare e che ancora tenta, cercando di convincere il pd, a spostare un po' più il la' quella data. Ma non se ne parla. Eccolo allora alle prese, con il suo ex delfino, ormai a capo della schiera dei ribelli, Angelino Alfano. Vertice notturno e poi lungo vertice nella mattinata, anche con i capogruppo ed il falco Verdini. Poi faccia  affaccia finale. Con Alfano alle prese con l'amletico dubbio, essere o non essere,  spostato sul campo politico, perché il "diversamente belusconiano", da lui pronunciato all'indomani della crisi, non basta più. Qui c'e' da decidere il futuro del centrodestra o con Berlusconi o contro. E non basta certo il simbolico gesto della pitonessa di offrire la sua testa per pacificare gli animi. Berlusconi ormai ha rotto gli indugi, e magari se ne sarà pure pentito, ma ormai alea iacta est e l'unica strada, una sorta di trampolino per il salto con gli sci, e' quella di cercare di andare a votare il 24 novembre. Previsioni nere, perché i sondaggi che gli hanno portato parlano di 8 punti in meno, ma ormai ha già preso la rincorsa. Alfano prova disperatamente a fermarlo, ma ovviamente pensa anche a se stesso alla pattuglia acrobatica dei suoi quattro amici e ministri dimissionari. Sara' scissione? Nascerà prima un nuovo gruppo parlamentare del pdl, per poi tenersi il partito e lasciare Forza Italia agli estremisti? E qui entra il calcolo, perché nella mente di Alfano e dei suoi suoi si affacciano i fantasmi di Fini e Casini, passati a miglior vita politica, dopo avere rotto con il Cavaliere. La loro potrebbe essere una mossa innovativa se si potessero in futuro aggregare alla nuova formazione, i centristi di Monti e soprattutto l'area dem del pd, sotto la guida di Letta. Allora la prospettiva sarebbe diversa. Ma Letta, che con la crisi e' tornato ad avere in mano il pallino del pd, con un Renzi che appare sconcertato e un po' traballante nella sua mai negata corsa per essere il nuovo premier, ha tutte le carte in mano. E difficilmente si farà sfuggire l'occasione di essere a capo di un pd, probabile vincitore delle prossime elezioni. Poi con quel resterà della pattuglia di Alfano si vedrà. Ecco spiegati anche tutti i dubbi di Alfano, che comunque difficilmente troverà nuovamente la possibilità per sfidarsi da numero uno. Il centrodestra, anche nel dopo Berlusconi avrà un altro candidato. E quello che ha detto a un Berlusconi, ferito e provato, ma pur sempre un combattente, non lo ha aiutato a risalire nel suo cuore. Alfano a Berlusconi da' del lei e lo chiama "dottore". E quando gli ha detto: "Dottore non condivido la sua linea, i nostri elettori moderati non ci capirebbero", avrà' anche acquisito il quid, ma come delfino e' incappato in una rete fatale.

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