Berlusconi groggy, Alfano "tagliatore di teste" con i 100 lealisti che gli gridano "Al-Fini"

. Politica

Un destro di incontro violentissimo, il 1 agosto scorso con la condanna per frode fiscale, poi ancora barcollante, l'uno-due, prima di Alfano che attua clamorosamente il regicidio, sotto gli occhi di tutti, ed infine la decadenza da senatore. Anche se per il voto definitivo dell'aula ci vorrà ancora un paio di settimane. Berlusconi incassa ma e' groggy, ha perso lucidità non sa bene cosa fare in attesa di eventi, che lo segneranno ancora di più. L'affidamento in prova ai servizi sociali con obbligo di rincasare alle 20 ed incontri e spostamenti molto limitati, tra pochi giorni e con la prospettiva per niente secondaria, di finire in carcere. E con una valanga di accuse sulla sua vita privata e non solo, che gli stanno per arrivare addosso con le motivazioni del processo Ruby. Per un oltre un mese era rimasto chiuso nella sua ridotta di Arcore, come un pendolo in oscillazione continua tra linea dura e quella più morbida, che avrebbe portato alle sue dimissioni da senatore. Alla fine aveva deciso per la crisi e, gesto ancora più clamoroso con le dimissioni in massa di tutti i parlamentari del pdl. Ma Angelino lo ha stoppato, sbugiardandolo pubblicamente. Ha mandato all'aria tutti i suoi piani e di fatto ha dato vita ad un nuovo partito, tanto che sia Letta che Napolitano, che il pd brindano ad una nuova maggioranza. Mercoledì 2 ottobre, data della fiducia a Letta, rimarrà una tappa importante nella storia della politica italiana. E' finito il ventennio di Berlusconi, con lui stesso che firma l'ordine del giorno Grandi. La sua retromarcia su Roma, come e' stato causticamente commentato, e' la fine di un'epoca. La terza Repubblica, se e' davvero esistita la seconda, oppure il ritorno alla prima. Sara' da vedere. Certo che un ritorno al proporzionale farebbe tornare indietro le lancette e cancellerebbe quei vent'anni, che  passeranno comunque come gli anni berlusconiani. Berlusconi vorrebbe mediare, non vorrebbe spaccare il partito. Ma dopo quello che e' successo di partiti ce ne sono due e non solo per la fiducia la governo. Da una parte c'e' Alfano che guida la pattuglia democristiana, si ancora ai valori cattolici ed europei, si propone come una destra moderata, ben vista anche dagli avversari ed a livello internazionale, a partire dalla Merkel e per andare più lontano ad Obama. Dall'altra ci sono i fedelissimi, che del berlusconismo cercano di farne una fede, liberali progressisti, un po' radicali, votati al populismo e per questo bisognosi di un leader indiscusso. Alfano alza la posta, chiedendo a Berlusconi, dopo essersi a caldo fatto negare, l'impossibile. La testa di Verdini, Bondi, Santanche' e Sallusti, anche se e' un giornalista, accusandolo come fa la sinistra di essere al soldo di Berlusconi. E poi vuole la segreteria della nuova Forza Italia. Insomma la liquidazione a saldo di tutti "gli Immortali". Naturalmente sull'altra sponda non stanno a guardare e la situazione e' tesissima, a volte sull'orlo dello scontro fisico. Come e' avvenuto quando Verdini ha cacciato a male parole Alfano da palazzo Grazioli. La Mussolini ha coniato per Alfano il nomignolo di "Al-Fini", una via di mezzo tra Al Capone e il "traditore" Fini. E in molti tra i fedelissimi sono pronti a scommettere che Alfano dovra' andare a cercare qualche voto nella già misera bisaccia di Monti ed in quella, quasi da indigenti, di Casini. Così hanno raccolto le firme, stanando gli indecisi, quelli che aspettano per vedere, ed hanno raccolto un centinaio di firme. Insomma un partito già divorziato politicamente e spaccato come una mela, numericamente. Anche Berlusconi costretto dai fedelissimi potrebbe dare vita alla sua Salo', lasciando Badoglio al suo destino, sperando pero' che la storia non si ripeta. 

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