Il Papa, no alla mondanità che uccide l'anima. Auguri all'Italia e a Letta

. Politica

Francesco incontra Francesco, il poverello, ad Assisi, nel giorno della festa del Patrono d'Italia. E anche nella cittadina umbra patria del Santo il pontefice venuto da lontano non cambia clichè: parla a braccio, incontra e bacia gli handicappati, tuona contro la "mondanità spirituale che è omicida, uccide l'anima, le persone, la Chiesa" - invitata a "spogliarsi" come fece il Poverello - e contro quei "cristiani da pasticceria", così li ha chiamati, che non vogliono uscire dai salotti per andare incontro all'altro, al diverso, al povero, a chi fugge dalle guerre e chiede asilo rischiando la vita, come ha ancora una volta insegnato la tragedia di Lampedusa ("oggi è il giorno del pianto" ha detto Francesco).  Ancora più d'attualità il saluto che il Papa ha voluto rivolgere al premier Enrico Letta presente in prima fila alla messa sul sagrato della basilica maggiore: "Auguri a tutti gli italiani, alla persona del capo del governo, qui presente" ha detto Bergoglio, aggiungendo qualcosa che molti hanno interpretato come attinente agli ultimi sviluppi politici: "Preghiamo per la Nazione italiana, perché ciascuno lavori sempre per il bene comune, guardando a ciò che unisce più che a ciò che divide". Ma è stato l'appello ad una presa di distanze dalla mondanità spirituale il punto focale del suo discorso pronunciato a braccio nella Sala della Spoliazione di San Francesco. "Il Signore dia a tutti noi il coraggio di spogliarci dello spirito del mondo che è la lebbra, il cancro della società, il nemico di Gesù. E questa è una buona occasione per fare un invito alla Chiesa a spogliarsi. La Chiesa - ha detto Bergoglio - siamo tutti, dal primo battezzato: tutti siamo Chiesa e tutti dobbiamo andare per la strada di Gesù che ha fatto una strada di spoliazione lui stesso. Ma qualcuno chiede: di cosa deve spogliarsi la chiesa? Deve spogliarsi di un pericolo gravissimo che minaccia ogni persona nella Chiesa: il pericolo della mondanità. La Chiesa non può convivere con lo spirito del mondo, la mondanità che ci porta alla vanità, alla prepotenza, all'orgoglio. E questo è un idolo, non è Dio, e l'idolatria è il peccato più forte. La mondanità ci fa male. E' tanto triste trovare un cristiano mondano, sicuro, crede lui, di quella sicurezza che gli dà la fede e sicuro della sicurezza che gli dà il mondo. Non si può lavorare dalle due parti. La Chiesa, tutti noi, dobbiamo spogliarci della mondanità che porta la vanità, l'idolatria. Ed è proprio ridicolo - ha concluso il Pontefice - che un cristiano, un cristiano vero, che un prete, una suora, un vescovo, un cardinale, un Papa, vogliano andare sulla strada di questa mondanità che è un atteggiamento omicida". 

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




Potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi