Berlusconi interdetto per due anni, ora la 'guerra' sui tempi

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Per Silvio Berlusconi due anni di interdizione dai pubblici uffici. Lo ha deciso la Corte d'Appello di Milano accogliendo la richiesta del PG Laura Bertolè Viale e ricalcolando così la pena accessoria relativa all'interdizione dell'ex-premier. Il ricalcolo che era stato chiesto dalla Cassazione nel momento in cui, il 1 agosto scorso, aveva confermato definitivamente la sentenza di condanna di Berlusconi a quattro anni (tre dei quali condonati per l'indulto) per frode fiscale nel processo per i diritti Mediaset. Nel confermare la condanna la Cassazione aveva però annullato la pena accessoria determinata in Appello a cinque anni e aveva chiesto alla stessa di ridefinirla da un massimo di tre ad un minimo di un anno. Nel corso della breve udienza presso la terza sezione penale, stamane, il Pg della Corte d'Appello ha chiesto due anni, i legali di Berlusconi (c'era Ghedini ma non Coppi) ovviamente uno. Breve camera di consiglio e poi la decisione: accolta la richiesta del Pg, due anni. Contro questa decisione Berlusconi può appellarsi di nuovo alla Cassazione ma prevedibilmente ora ogni mossa del Cavaliere sarà effettuata in base ad un attento esame dei tempi e contando sulle diverse, possibili interpretazioni della legge Severino e della sua applicazione in presenza di una sentenza definitiva. Si avvicina infatti il voto dell'aula del Senato sulla decadenza di Berlusconi da senatore in base alla legge Severino. Legge che stabilisce la decadenza e quindi l'interdizione di sei anni per un parlamentare colpito da una condanna superiore a due anni. Allungare ancora i tempi appellandosi alla Cassazione contro la decisione di stamane dalla Corte d'Appello di Milano e quindi sottoporsi al rischio - se l'aula voterà per la decadenza - di essere cacciato fuori dal Palazzo per sei anni, cioè un'eternità, oppure accettare i due anni decisi oggi? Oppure: comunque appellarsi sperando intanto nella Consulta alla quale i legali dell'ex-premier si sono rivolti stamane - chiedendo alla corte d'appello la trasmissione degli atti - con un'eccezione di legittimità costituzionale sulla legge Severino? La difesa del Cavaliere sostiene infatti che in questo momento il loro assistito rischia di essere punito con 'due' pene accessorie (quella decisa stamane e quella prevista dalla legge su cui è incentrata la questione decadenza al Senato) come conseguenza della stessa condanna. Quindi secondo Ghedini c'è una sovrapposizione di norma, "una duplicazione" e la Consulta deve pronunciarsi. I tempi sono comunque destinati ad allungarsi se non altro per il fatto che una decisione del Senato sulla decadenza di Berlusconi non può non tener conto della decisione della Corte d'Appello di oggi e quindi tutto potrebbe ritornare in Giunta elezioni per un nuovo esame...

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