Berlusconi "politicamente dissociato", il pranzo al circolo ufficiali e la strategia Alfano-Mauro

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Nella politica ci sono sempre dei momenti, degli accordi, che nascono in un posto, dal quale prendono un nome. i Dorotei, nati da una riunione a Santa Dorotea, il patto del Camper, che porto' al Caf (Craxi-Anderotti-Forlani), quello dell'Hotel Midas, che porto alla segreteria Craxi, per finire al Lingotto, dove nacque per intuizione di Veltroni il Pd, a cui rispose la svolta del "predellino" di Berlusconi, che porto' al pdl. Ora c'e' stato un altro momento importante l'altro giorno al circolo ufficiali con il pranzo di Mauro, che come ministro della Difesa ospitava Berlusconi con Alfano. L'intenzione fare nascere un nuovo grande centrodestra, convincere Berlusconi ad accettare un ruolo di padre nobile, ma conservando il sostegno dei suoi in quello che si annuncia un lungo ed ineludibile calvario. Insomma, per ricordare un vecchio detto cinese, il riconoscimento dell'avere costruito il pozzo al quale attinge tutto una vasta area politica. Tra l'altro il pranzo al circolo ufficiali e' stato la scintilla che ha provocato l'ira di Monti, trascurato nel piano, che pure si stava battendo seppure controvoglia a fare confluire il suo movimento non tra i liberali europei, ma nel ppe. E così' il professare ha svuotato il sacco, in una intervista che rimarrà negli almanacchi della politica, per la sua chiarezza e per avere svelato tanti retroscena. Ora, e lo sapevano, Alfano e Mauro si sono trovati di fronte ad un Berlusconi affetto, ironizza ma non troppo, qualche colomba, a cui si associa un noto pontiere, da una "dissociazione politica", causatagli da tutte le sue vicende personali ed umane. Non riesce a ben distinguere, ed e' comprensibile, del tutto il piano personale da quello politico. Ma c'e' di più, non riesce a decidere "tra la grande alleanza di centrodestra ed una sorta di personale guerra civile". Ma anche sul versante di programmi e possibili alleanze e' combattuto dall'essere un liberale riformista oppure un radical populista, con tutto quello che ne consegue. Davanti ad uno sbigottito Mauro ha anche parlato con ammirazione di Grillo (che pure lo ha chiamato "psiconano") raccontando di avere parlato con l'ideologo del movimento Becchi (e con Casaleggio?), riscontrando di avere idee comuni sulla gran parte delle cose da fare. Insomma Alfano e Mauro dicevano una cosa e Berlusconi rispondeva in un'altra. Ma la sortita di Monti ha scoperto le carte, quando ha parlato del progetto di Alfano-Mauro e Casini di dare vita, prima ad un nuovo gruppo parlamentare al Senato, di pieno sostegno al governo e poi a un partito di centrodestra in vista delle europee. Il piano A di Alfano prevede la sterilizzazione di Berlusconi, ritagliandoli un ruolo non operativo e puramente simbolico, per non passare da parricida ed essere accusato di tradimento, cose che a destra pesano e molto. E di questo avrebbe convinto i suoi possibili alleati. Ma c'e' anche il piano B, cioè se in Berlusconi dovesse prevalere la voglia distruttiva, del tanto peggio, tanto meglio, di dare vita da subito all'operazione, partendo proprio dal Senato. Alfano vuole l'innovazione per non restare dietro al pd, che con la spinta, anche se non sintonizzata, di Letta e Renzi, sta mostrando un volto nuovo. E la novità' in politica rappresenta al momento una sorta di "attrazione fatale". "Noi siamo i governativi, siamo gli innovatori", dice Alfano, che poi parla di "una nuova Italia, una nuova Europa ed un grande centrodestra". E c'e' un motivo se cambia proprio l'ultimo aggettivo, perché il nuovo centrodestra lo vorrebbe non contro il Cavaliere. Naturalmente per prendere più' voti. E per questo avrebbe convinto i futuri soci. A Berlusconi sono state anche fatte rassicurazioni sullo scudo protettivo "per quanto possibile" e sulla possibilità di atti di clemenza. Che certo diventano sempre più difficili con le continue "storiacce", vere o false che siano, sulla sua vita privata. Ora alla decadenza da senatore per effetto della legge Severino si aggiunge la decisione della Corte d'Appello di Milano di stabilire in due gli anni l'interdizione dai pubblici uffici. Ghedini ha annunciato il ricorso in Cassazione, chiedendo anche una valutazione sulla normativa che il Senato vorrebbe applicare. Perché una decadenza per via della condanna del Tribunale comporterebbe la necessita' di ricominciare tutto da capo l'iter, partendo dalla giunta. Si aprirà un contenzioso con diverse interpretazioni giuridiche. Perché la legge Severino stabilisce sei anni, mentre i giudici di Milano due, per l'interdizione, e Costituzionalmente nel dubbio dovrebbe valere sempre la massima "pro reo". Ma sicuramente sarà una vicenda che agiterà ancora di più il già molto turbato e provato Berlusconi.

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