Pdl attacca Grasso, ma su decadenza e riforme, passate per un soffio, lite continua

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Su alcuni passaggi sono d'accordo, ma assolutamente non sul punto fondamentale, quello di mettere in discussione la maggioranza di governo, dopo la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. E così e' scontro continuo, tra quello che e' per ora il gruppo dei 24 di Quagliariello ed i falchi, capeggiati da Fitto. I governativi, il cui vero leader, e ' Angelino Alfano premono perché Berlusconi se ne stia buono, senza provocare ulteriori rotture e loro lo aiuteranno con tutti mezzi disponibili per conservargli un minimo di agilità politica, relegandolo pero' a padre nobile del pdl. Il Senato ha approvato il ddl costituzionale sul Comitato per le riforme a maggioranza assoluta con 218 voti ed evitando per un soffio, solo quattro voti, il possibile ricorso al referendum confermativo (che scatta se non si raggiunge il quorum dei due terzi), che di fatto avrebbe portato ad una brusca frenata, mettendo a rischio il governo. Si tratta della seconda deliberazione della Senato, mentre il via libera finale spetta alla Camera, che ha già' votato il 10 settembre. Ma ora la strada e' tutta in discesa perché' i numeri per la maggioranza sono decisamente più favorevoli a Montecitorio. E sulla votazione e' scoppiata l'ennesima lite nel pdl, con Formigoni che ha accusato senza mezzi termini di sabotaggio, "tentativo fallito", l'ala lealista dei falchi. La giornata invece era cominciata con tutto il pdl unito a favore di Berlusconi dopo le parole del presidente del Senato Grasso, che da Washington, l'ha butta li': "Se il voto sara segreto bisognerà' vedere se sarà davvero un voto di coscienza o se dipenderà piuttosto da interessi diversi". Ed ha aggiunto: "Se invece il voto sarà palese, tutto sarà più' chiaro". Brunetta si e' scatenato: "Dichiarazioni da uomo di parte, anzi di fazione", ed ha ricordato Falcone: "Il sospetto e' l'anticamera della calunnia". Anche Schifani critica Grasso, parlando della necessita' di "rispetto delle procedure", "inaccettabile uno stravolgimento del regolamento del Senato, a colpi di maggioranza". Anche Cicchitto all'attacco: Grasso dimentica di essere presidente del Senato e si qualifica solo come uomo di parte".

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