Berlusconi punta a candidarsi alle europee, la rottura con Alfano sembra definitiva

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Berlusconi e' stato a lungo indeciso, ha mandato anche giù il boccone amaro della fiducia a Letta lo scorso 2 ottobre, ed ora, prima di decadere, vuole dare un segnale forte. Anche perché pensa di avere delle carte da giocarsi per candidarsi alle prossime elezioni europee, nonostante la interdizione dai pubblici uffici. Proprio con una battaglia alla corte di Strasburgo sui diritti dell'uomo. Progetto di difficilissima attuazione, ma al Cavaliere piace il gioco duro. E così, per prepararsi al meglio, vuole un partito compatto, la nuova Forza Italia, che lo segua senza se e senza ma. In più non darà un euro agli eventuali scissionisti, perché sa essere molto tirchio così come molto generoso. Con Alfano dice di avere fatto "chiarezza", non ci sono più equivoci. Ed anche se ad Angelino vuole bene, Berlusconi e' da molto tempi che non fida più' del suo ex delfino, da ben prima di quella sera di inizio ottobre, dove dice di essersi sentito conficcare il coltello nelle spalle. Del resto di "tradimenti", il Cavaliere pensa di averne subito tanti, con l'emblema di quello di Fini. Ma ricorda, in casa d'altri amici pure il Martelli, altro delfino, finito in un acquario, che pugnalò Craxi, sperando di prenderne il posto, con la benedizione dei post comunisti. Il ragionamento di Berlusconi e' chiaro: chiunque sottoscrive il documento dei "traditori" in favore del governo mi disconosce. Vogliono eliminarmi politicamente e non solo, sostenendo che lo fanno per il "mio bene". E forse sempre per il "mio bene" mi vogliono accompagnare in carcere con il "sorriso sulle labbra". Intanto Alfano, che avrà un ultimo incontro con Berlusconi prima di sabato, cerca di tenere a bada i suoi, perché sa quanto potrebbe costargli la scissione. Ma Cicchitto avverte nuovamente i falchi: "Potremmo non partecipare al Consiglio nazionale". Gia' perché e' tutta una questione di numeri. Alfano per potere stoppare il ritorno a Forza Italia, con l'annullamento del suo ruolo, e con la conseguenza della non candidabilita' in futuro nelle liste di FI, di tutti i cosiddetti "innovatori", in testa tra tutti Quagliariello, Formigoni, Lorenzin e la De Girolamo, dovrebbe contare su almeno due terzi degli 883 delegati al Cn. Difficile che Alfano, che per ora ha raccolto un centinaio di firme possa farcela. Non bisogna mai lasciare un re solo ferito, quando si vuole prendere il suo posto la pugnalata deve essere secca.

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