Prodi sa che non si mischiano le pere con le mele e voterà alle primarie in attesa del Quirinale, D'Alema permettendo

. Politica

Romano Prodi e' un vecchio volpone della politica, anche se da professore (era uno degli esterni esterni della dc, di demitiana memoria) la disprezza un po',  soprattutto quando gli fanno gli sgambetti. E gliene hanno fatto più' di uno, e lui vede sempre in D'Alema il mandante degli sgambettatori. E' una storia che dura da quasi tutto il cosiddetto ventennio berlusconiano. Prodi ha capito che non si mischiano le pere con le mele, cioè la riforma elettorale che e' una normale legge, che può essere di poche righe ed approvata in 15 giorni, e le riforme costituzionali, per le quali occorrono almeno due anni, per la doppia lettura. E sulla quale si sono bruciati tutti, con fallimenti annunciati a partire dalla famosa bicamerale di D'Alema, che poi anche se indirettamente porto' alla caduta del governo del professore. E sa anche che se si andra a votare presto, non appena fatta la legge elettorale, subito prima o subito dopo, si voterà anche per un nuovo capo dello Stato. Ancora gli brucia la "carica dei 101 che gli hanno tolto la soddisfazione del Colle, ma sa che e' possibile recuperare. A patto, ovviamente, di rimanere nei giochi. E così dopo avere annunciato che non avrebbe votato alle primarie, anche perché uno come lui doveva dire come votava, ci ha ripensato. Non ha detto, almeno per ora, che voterà per Renzi, ma appare chiaro. "Domenica - ha spiegato - voterò alle primarie, dopo la decisione sul Porcellum bisogna difendere il bipolarismo". Insomma sale anche lui, all'ultimo, sul carro del vincitore. Spera di essere candidato dal pd come prossimo presidente della Repubblica. Ma deve fare attenzione al suo storico "nemico", che ci sta lavorando molto attivamente, e potrebbe avere già siglato "un patto segreto"...

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