I timori di Napolitano per il "populismo" di Grillo e Berlusconi e la speranza nell'accordo Renzi-Letta

. Politica

Il Colle ha un timore, quello del populismo di destra e sinistra, quello di Berlusconi e Grillo, che si si sta concentrando contro Napolitano ed il Parlamento definito "illegittimo" dopo la sentenza della Consulta sul Porcellum. Non per lui, perché si considera superiore, a questi giochi della politica ma per le istituzioni. Tanto che nei giorni scorsi e' arrivato a criticare quall'Europa, sempre difesa come argine agli avventurismi, proprio per cercare di circoscrivere la protesta, ed in qualche modo guidarla. La preoccupazione di Napolitano e' che si crei un asse tra Berlusconi e Grillo (come stanno dimostrando le ultime dichiarazioni dei due, e dei loro) mirato a seppellire governo e legislatura. Potrebbero attuare una sorta di sabotaggio parlamentare con il fine di minare la credibilità' delle istituzioni. E' questo il "fosco scenario" di uno squasso, che potrebbe portare a tutto, che angoscia il Presidente, inclino a "governare le passioni", ma che oggi forse vede l'ottimismo, una virtu' sovrumana anche per uno come lui, che rimane convinto di avere dato tutto se stesso al bene del paese per una pacificazione nazionale, in realtà' mai avvenuta, fin dai tempi della lotta della resistenza, passata poi attraverso la lotta tra anticomunisti e antifascisti, mischiatasi poi nella lotta tra craxiani e cattocomunisti, fino a sfociare nel periodo dei berlusconiani e degli antiberlusconiani. Ora si apre una settimana difficile quella della fiducia di mercoledì' al governo Letta. E Napolitano vorrebbe un patto chiaro tra i due giovani, Renzi e Letta, che assicurasse la vita del governo fino al 2015, comprendendo non solo la riforma elettorale ma anche riforme costituzionali che contemplino, almeno, la riduzione dei parlamentari ed il superamento del bicameralismo. Ovvero l'abolizione del Senato. Ma il pacchetto e' impegnativo e molto per Renzi, perché vorrebbe dire non potere fare nulla per due anni, a voglia a volere dettare agende. Infatti la riforma elettorale, che e' una legge semplice, si può' fare anche in 15 giorni, mentre per le riforme costituzionali richiedono almeno due anni. Naturalmente Napolitano che vuole agire nell'interesse del paese mette sul piatto le sue dimissioni, prima del 2015, per fare comunque eleggere il suo successore a questo Parlamento. Lui stesso si considera un po' un "usurpatore", sempre per il bene comune. Ma Renzi finora si e' mantenuto a distanza, non vuole che a decidere siano Napolitano ed il suo pupillo Letta. Che farà da domani? Non lo sa neppure Napolitano, il giovane rottamatore e' molto vulcanico e soprattutto non si vuole lasciare logorare per due anni da Berlusconi e Grillo, convinto che alla fine rimarrebbero solo le ossa del pd. Se pensiamo cosa e' successo da febbraio (un tempo quasi remoto per la politica), pensiamo anche cosa potrebbe succedere nei prossimi due anni. Molto difficile immaginare un tempo così' lungo per questo governo, una sorta di monocolore pd, con una spruzzata di montani ed un unica vera alleanza, con quelli di Alfano. Che pero' ancora non si chi e quanti rappresentino.

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Commenti

0 # Gesualdo Gustavo 2013-12-17 19:24
Strano paese l'Italia:
quando il popolo protesta allora è populista, se muore di fame in silenzio, allora sì che è popolare.
I miei complimenti.
http://www.ilcittadinox.com/blog/popolare-e-ordinario-per-chi-non-e-straordinario.html
Gustavo Gesualdo

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