Renzi a Fassina, "Mi dispiace per lui ma io rispondo agli elettori non alle correnti"

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"Mi dispiace per lui ma io rispondo agli elettori non alle correnti e continuerò fare e ricevere battute" dice oggi Matto Renzi dopo le dimissioni "irrevocabili" e polemiche del vice-ministro dell'economia Stefano Fassina. Il Pd è in agitazione con l'opposizione interna  - leggi Cuperlo - che rialza la testa, il governo fibrilla checchè ne dica il premier Enrico Letta il quale probabilmente, alla fine, sarà costretto (e non solo per le dimissioni di Fassina) ad un rimpasto. Il duello Renzi-Letta prende sempre più corpo, al di là degli appeasement di facciata. Più in concreto il neo-segretario Pd risponde a Fassina su Facebook respingendo l'accusa di avere una visione "padronale" del partito ("non me ne ero accorto" ironizza) e insiste sul suo compito: rispondere agli elettori, agli italiani e non ai dirigenti del suo partito e ai loro problemi spesso "autoreferenziali". Lui comunque non cambierà stile. "Meno di un mese fa tre milioni di italiani hanno chiesto al PD coraggio, decisione, scelte forti. Hanno chiesto di cambiare verso. Stiamo cercando di rispondere a questa richiesta così forte dettando l'agenda alla politica: legge elettorale, riforme costituzionali, interventi per il lavoro perché se non cresce l'occupazione andiamo tutti a casa, grandi iniziative su Europa e Scuola, tagli di un miliardo ai costi della politica. Lo facciamo perché ce l'hanno chiesto i cittadini, lo dobbiamo a loro. Stefano Fassina - scrive Renzi su Fb - oggi mi accusa di "avere una visione padronale del partito": non me ne ero accorto quando si trattava di confermare i capigruppo o di scegliere il presidente dell'assemblea o di tenere aperta la segreteria anche a persone non della maggioranza. Certo, a differenza di quello che avrebbe fatto la politica tradizionale il primo mio gesto non è stato chiedere il rimpasto, come Fassina mi ha chiesto su tutti i giornali. Continuo a non chiederlo perché la preoccupazione del PD sono gli italiani che non hanno un posto di lavoro, non i politici che si preoccupano di quale poltrona possa cambiare. Sono i problemi dell'Italia che interessano al mio PD, non i problemi autoreferenziali del gruppo dirigente". "Se il Vice Ministro all'Economia - in questi tempi di crisi - si dimette per una battuta, mi dispiace per lui. Se si dimette per motivi politici, grande rispetto: ce li spiegherà lui nel dettaglio alla direzione PD già convocata per il prossimo 16 gennaio - prosegue Renzi - raccontandoci cosa pensa del Governo, cosa pensa di aver fatto, dove pensa di aver fallito. Lo ascolteremo tutti insieme con grande attenzione, così fa un partito serio.  Quanto a me, non cambierò il tono dei miei incontri con la stampa. Mai. Non diventerò mai un grigio burocrate che non può scherzare, non può sorridere, non può fare una battuta. La vita è una cosa troppo bella per non essere presa con leggerezza. Starò sempre in mezzo alla gente, continuerò a fare battute e a riceverle, ma mettendo al centro il patto con gli elettori, non gli equilibri dei dirigenti. Il PD ha il compito di cambiare l'Italia, non di vivere un congresso permanente. E noi ci proviamo, con il sorriso sulle labbra ma anche con la determinazione di chi sa che dobbiamo cambiare verso davvero. Buona domenica a tutti!". Ma le dimissioni del vice-ministro bersaniano restano un problema. La pensa così anche Angelino Alfano che affonda il coltello nella piaga dell'eterna fase congressuale del Pd: "Fassina  - dice il leader del Nuovo Centrodestra, vice-premier e ministro degli Interni- è un viceministro del Pd che lascia un governo guidato da un premier Pd dopo uno scontro con il segretario del Pd. Devo commentare?" 

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