Letta-Renzi: consultazioni parallele con Letta che teme il "fuoco amico"

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Consultazioni parallele di Letta e Renzi: Il primo vuole chiudere il patto di governo, che si chiamerà "Impegno 2014" entro il mese per fare "un anno di riforme", mentre Matteo ha in testa solo una cosa, la riforma elettorale da chiedere prima di sottoscrivere qualsiasi tipo di accordo di governo. Della serie fidarsi e' bene, ma non fidarsi e' meglio. E così mentre il premier vede gli alleati di maggioranza, il sindaco vede tutti, compreso Berlusconi, che non vuole tagliare furi dalla riforma elettorale. Provocando, e forse non involontariamente, la stizzita reazione di Alfano e compagnia. Insomma ognuno cerca le sue intese e le strade non appaiono convergenti. Tra l'altro c'e' il timore di Letta del "fuoco amico", in questo caso non tanto di Renzi, quanto dell'area più' di sinistra del pd. Il premier considera il suo principale alleato Alfano affidabile e soprattutto libero da vincoli ideologici in grado di potere realmente contribuire ad un processo riformista. Letta e' preoccupato dagli agguati che gli potrebbero venire da settori del pd dove albergano le a maggiori resistenze nei confronti di riforme liberali. La relata' e' che sia Letta che Renzi vogliono dettare l'agenda di governo. E' un po' come se ci fossero due papi.  Poi c'e' il rimpasto, che eventualmente si farà, dopo l'accordo di governo. La parola rimpasto, che ricorda i riti della prima Repubblica, no piace ne' a Letta, ne' a Renzi. Almeno qualcosa li unisce. Ma il rimpasto rischia di aprire una vorogine nella quale potrebbe sprofondare lo stesso governo. Con i moschettieri di Alfano tutti a rischio, eccetto Lupi. A Renzi il grillo parlante Quaglierillo proprio non va giù. Poi c'e' la De Girolamo, intercettata, ed in aria di disgrazia e La Lorenzin, che non si sa bene cosa ci stia fare alla Sanità.  Ma non sono affatto sicure neppure le poltrone di Saccomanni, della Bonino, di Zannonato, che rischia per giochi interni al pd. E così' i rimpastati potrebbero essere troppi, almeno che Letta non pensi ad un Letta II, tanto per stare a pari con Giorgio II.

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