Rai, riforma passa al Senato. Ora va alla Camera. Renzi "No ad emendamento un incidente"

. Politica

La riforma della Rai ha avuto il suo sofferto si' dall'aula del Senato, dopo che ieri era stato approvato un emendamento della fronda del Pd insieme alle opposizioni che non concedeva la delega al governo per modificare entro un anno il sistema di finanziamento pubblico della Rai, canone compreso. La legga approvata con 142 voti a favore e 92 contrari ora passa alla Camera. Renzi vuole fortemente questa riforma per "sottrarre la televisione pubblica al controllo dei partiti". "Il voto negativo su un emendamento non ha pregiudicato la conclusione in Senato", commenta il premier, che aggiunge: "Vedremo se e come correggere alla Camera il testo". Insomma un Renzi prudente giudica più tattica che strategica la manovra della sua minoranza, che manda segnali ma alla fine nei voti conclusivi non fa mancare il suo appoggio, se non con poche defezioni. Come quella del senatore Corradino Mineo, che spiega il suo voto contrario: "Ho lavorato in Rai per 35 anni e so che aveva bisogno di una riforma vera, questa non lo e', non da' una missioe, non suggerisce strategie, per questo ho votato in dissenso". Siccome per la riforma ci vorrà ancora qualche mese il governo ha deciso di utilizzare la legge in vigore, la famosa Gasparri, per eleggere il nuovo cda della Rai, dato che quello attuale e' scaduto da un paio di mesi. Nel testo all'esame del Parlamento il governo ha pero' inserito un emendamento che consentirà, una volta approvata la riforma, di dare al direttore generale una serie di poteri tali da farne una sorta di amministratore delegato. La commissione di Vigilanza e' stata convocata per il 4 agosto per eleggere sette membri del cda, mentre gli altri due, come prevede appunto la Gasparri, verranno nominati dal ministero dell'Economia. 

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