Renzi, pugno di ferro in guanto di velluto, ha in serbo il piano B, "Non temo le urne"

. Politica

La minoranza del Pd, e non da ora, si muove come un partito nel partito. Quasi a volere dare seguito alle parole che Pier Luigi Bersani, ripete sempre più frequentemente: "Dobbiamo riprenderci il Pd". Secondo alcuni della minoranza "la leadership di Renzi e' fragilissima". Insomma agli ex comunisti non va proprio giù quello che sta diventando il Pd sotto la guida di Renzi che vedono come un "usurpatore". Si ritengono anche scippati delle loro idee e della loro storia. "Matteo ha snaturato il Pd facendolo diventare una forza di centro", una delle accuse. In più ci si mettono le varie transumanze, ultima quella di Verdini a complicare ancora di più il quadro. L'attuale maggioranza viene vista sia dalla minoranza dem che da altre opposizioni in testa i "superstiti dell'armata" del Cavaliere come un accozzaglia di traditori, mercenari e ricattatori. Gia' per parte del Pd e' difficilmente digeribile l'alleanza con quell'Alfano che vede i sui uomini piu' vicini finire nell'occhio della magistratura, in alcuni casi con richiesta d'arresto. Ora che arriva anche Verdini, pure lui pluri indagato, la misura sembra colma. Renzi ha abituato tutti a mosse a sorprese a cominciare dal patto del Nazareno, quando e' in difficoltà spariglia e rilancia, consapevole delle poche carte in mano ai suoi oppositori, che hanno un  fifa terribile di elezioni con conseguente pensionamento anticipato. La minoranza lo punzecchia in continuazione, c'e' chi si affretta a presentare una mozione sul sottosviluppo nel Sud per precedere Forza Italia e chi invoca la questione morale dopo il "salvataggio" di Azzolini, senza parlare dell'emendamento sulla Rai, approvato a dispetto del governo. Renzi ha chiaro il quadro, i suoi principali avversari sono rintanati nel suo partito e mirano ad una strategia di logoramento per affievolirne il prestigio. Ma Renzi e' prudente e valuta, con calma ed estrema pazienza (doti necessarie in politica) se quella della sinistra del Pd e' solo tattica senza un preciso obiettivo finale oppure se l'obiettivo c'e' ed e' quello di mandarlo a casa, approfittando del voto al Senato sulle riforme costituzionali. Sicuramente l'area bersaniana vorrebbe l'elezione diretta dei senatori. Renzi non pare disposto a cedere credendo che questo sia un punto centrale della riforma e poi non e' affatto sicuro, che se accontentati, gli esponenti della minoranza rientrerebbero nei ranghi. E così ecco la strategia del pugno di ferro in guanto di velluto, senza escludere niente neanche quel piano B che Renzi ha nel cassetto. Tutti a casa, si va alle elezioni politiche nella primavera del 2016 insieme alle comunali nelle grandi fitta, Roma compresa. Renzi confida ai suoi "Io non ho paura del voto perché sono sicuro che nelle urne non avrei problemi e batterei sia Salvini che Grillo, ma  ho senso di responsabilità…". Perciò per ora si avanti e benedetto arriva agosto, che sta alla politica come l'intervallo in una partita di calcio. Una salvezza per chi ha il fiato corto e la necessita di riordinare le idee. Ma al rientro in campo a settembre non ci saranno più scappatoie. "Le riforme costituzionali sono l'essenza di questa legislatura, se non ci sono non avrebbe senso andare avanti", il pensiero di Renzi. Più chiaro di così'...

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