Quel tabu' rotto a sinistra da Renzi "Non siamo passa carte dei pm"

. Politica

Una considerazione che doveva essere ovvia, ma che da tempo non e' ovvia affatto, soprattutto a sinistra. Con quella frase "Il Parlamento non e' il passacarte dei pm", il premier ha voluto ribadire il rispetto dello stesso Parlamento delle sue decisioni, e la sacrosanta distinzione dei poteri stabilita dalla Costituzione. Ma questo principio costituzionale, trasformato nel tempo impropriamente in un privilegio di casta, non era stato più invocato dopo Tangentopoli. Da allora fino ad oggi mai era accaduto che venisse ricordato nemmeno all'acme dello scontro tra Berlusconi e la magistratura. E la sinistra si e' era sempre posta a rigida guardiana delle indicazioni della magistratura, con rari soprassalti di autonomia. Lo stesso Rodolfo Sabelli, capo dell'Associare dei magistrati, ha dovuto, forse a malincuore, ammettere: "magistratura e camere hanno un diverso ruolo ed un diverso ambito di valutazione". Dunque la "sentenza" del Senato su Azzollini va tutelata dagli attacchi. E poco importa se la sortita di Renzi desta polemiche. Il premier ha abbattuto un tabù, assumendo il rischio di impopolarità sopratutto a sinistra. Secondo il Pd Tonini, uno che garantista e' sempre stato, la decisione del Senato può fare cadere antichi pregiudizi. "La richiesta di arresto dei pm di Trani contro Azzollini - spiega - andava respinta, con argomentazioni coraggiose ed al contempo gravi, sottolineando che l'ordinanza segnava una netta invasione di campo della magistratura ai danni del Parlamento e metteva in discussione la separazione dei poteri". Ed ancora: "Altrimenti vengano i procuratori a fare i legislatori…". Anche il ministro della Giustizia, un altro Pd, originariamente della minoranza, si schiera con Renzi: "Non c'e' niente di scandaloso nelle parole di Matteo". E ci mancherebbe…Sul caso Azzollini Renzi e' dovuto intervenire in prima persona per ricomporre il pasticcio che il suo partito stava facendo, anche per bocca di suoi fedeli. Iniziava la Serracchiani con quelle "scuse" che andavano rivolte agli elettori del Pd, che poteva delegittimare  il capogruppo Zanda al Senato. Era toccato al vice segretario Guerini giustificare  Zanda ricordando come il Pd avesse deciso per la libertà di coscienza. Insomma sulla giustizia c'e' stato un vero e proprio scollamento nell'area del renzismo e il leader e' dovuto intervenire per comporre la vicenda e soprattutto dettature la linea. Ora bisognerà veder fino a che punto Renzi vorrà portare vanti questa nuova riforma che e' fatta solo di volontà politica. Curioso il commento di Schifani, ex presidente del Senato: "Parole importanti ed impegnative quelle di Renzi. Come mai quelle parole le ha pronunciate il previdente del Consiglio? Mi sarei aspettato che lo facessero i presidente di Camera e Senato". Giusto, ma rimane una domanda, come mai Schifani quando era presidente del Senato, e la bufera tra politica e la magistratura era ancora maggiore, non disse nulla?

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