Pd: una guerra interna che fa male non solo al partito ma anche al paese

. Politica

"La questione e' talmente degenerata che, se anche riguardasse soltanto un partito, sarebbe comunque grave per la vita democratica. Ma il Pd si e' trovato, per l'abnorme premio di maggioranza e soprattutto per l'eclissi degli avversari, a ricoprire un ruolo cruciale nel governo e nelle istituzioni. Questo rende ancora più pericolosa la faida che si e' aperta. E che deve trovare al piu' presto una conclusione nell'interesse non tanto del Pd, quanto del paese. L'alternativa e' lo stallo. Il 'Vietnam parlamentare', non a caso evocato in questi giorni, una guerriglia improduttiva e logorante, non solo per il governo". Questa e' una sorta di fotografia politica fatta da Aldo Cazzullo sul Corriere. Il problema pero' e' profondo, tanto profondo, da essere risolvibile, forse, solo con taglio netto. Renzi da una parte con il suo Pd, gli altri da un altra con il loro Pd. Perche e' confronto di culture e di storie, che in molti sentono "tradite". Fin da quando e' comparso sulla scena, Renzi e' stato visto come un alieno. Poi addirittura come un usurpatore. Bersani e compagni che non gli avrebbero affidato nemmeno la gestione di un bar, stentano ancora a capire i segreti della sua scalata, di quell'Opa lanciata a tutto il Pd. Si sentono guidati da una sorta di clone giovane di Silvio Berlusconi. Ed e' una sorta di maledizione perché a sua volta Berlusconi veniva ritenuto il clone di Bettino Craxi. I compagni ex comunismi stentano a riconoscersi in scelte che ritengono più consone al centrodestra. Ma quello che proprio non sopportono e' vedere "tradita" la loro storia e cultura e di essere messi all'angolo da un giovane toscano che rischia di rottamare per sempre quell'ideologia che rappresenta ancora i reduci della falce e martello. Agosto potrebbe portare consiglio e riordinare le idee. E così Cazzullo, che evidentemente si augura una rappacificazione, a dire il vero molto improbabile se non impossibile per l'entità della frattura, dice che i "tempi per raggiungere un'intesa e ricostruire un minimo di sentire comune ci sono, e forse non sarebbe male che i fondatori del partito, impegnati chi in missioni transoceaniche, chi in una nuova vita nel cinema, chi forse in qualche oscura trama (come quelle che certo per malevolo errore vengono attribuite a D'Alema), si smuovessero per impedire la lacerazione di quel che e' stato tessuto con tanta fatica". Ma se le cose rimangono così anche a settembre alla riapertura delle Camere, allora, sempre per Cazzullo, "il Pd dovrebbe farsi un esame di coscienza. Ed individuare la soluzione che nuoccia meno al paese". Il "divorzio", magari senza addebiti,  anche se non lo scrive.

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