Ferragosto, tempo di decisioni per Renzi. Le tre vie d'uscita, la carta da giocare e le due strade

. Politica

Chi nasce tondo non puo' morire quadrato", recita il proverbio. Nessuna meraviglia dunque se il Senato, privo fin dall'inizio di una maggioranza politica (ndr. quante pene per Bersani prima e Letta poi), rimane ad essere lo spauracchio della Fossa delle Marianne della legislatura. I numeri a palazzo Madama, nonostante tanti giri e rigiri, transumanze e quant'altro non li ha neanche Renzi, che ne e' ben consapevole. Antonio Polito sul Corriere indica le tre possibili strade per il premier. Finora e' andato avanti con il divide et impera. Ma ora al giro di boa della legislatura deve vedere se riuscirà a mettere insieme i cocci per andare a votare, come vorrebbe, solo dopo avere approvato tutte le riforme, compresa quella del Senato, che con l'abolizione del bicameralismo e' la madre di tutte le riforme. La prima via e' la più pragmatica, e se vogliamo la più semplice almeno apparentemente (ndr. potrebbe nascondere insidie) e consiste nello strappare un numero consistente di senatori alla sinistra del suo Pd. Promettendo in cambio un seggio futuro. Punto debole: sarà creduto dai possibili nuovi alleati? Gli aiutini esterni da soli alla Verdini potrebbero non esser sufficienti. La scissione di Verdini, che e' sembrata più concessa che subita da Berlusconi, potrebbe comunque essere un autobus per nuovi passeggeri. La seconda via e' quella della nobile politica, dell'accordo alla luce del sole. La carta a disposizione di Renzi: cambiare una legge elettorale, già approvata definitivamente e introdurre il premio di maggioranza  alla coalizione anziché alla lista. Avrebbe, probabilmente, i voti della sua minoranza e quelli di Berlusconi. Ma si sa fidarsi in politica e' difficile. E questo Renzi lo sa bene, visto che il furbetto, lo ha fatto spesso anche lui. E poi sarebbe una sorta di resa senza condizioni, almeno andrebbe adeguatamente preparata dal punto di vista comunicativo. Non si può fare in un giorno  se si vuol tenere intonso l'abito da premier imbattibile. Infine la terza via sarebbe un accordo completo con Berlusconi per arrivare veramente a fine legislatura, un accordo di coalizione. Servirebbe pero' un Renzi bis, da sempre escluso dal premier e l'accoglimento di alcune richieste del Cavaliere, prima di tutto sulla giustizia (ndr. Anche qui vale chi nasce tondo non può morire quadrato: la giustizia da sempre e' il vero assillo di Berlusconi per le ben note ragioni). Molti dicono che Renzi sia incline alla mossa del cavallo, anche per tentare una via d'uscita. Al di la' di analisi e controanalisi la cosa più probabile e' che Renzi provi la strada pragmatica, cercare di avere più voti possibili al Senato a settembre per fare passare la legge costituzionale sull'abolizione del bicameralismo. Se la mossa riesce Renzi vuole arrivare ad approvare tutte le riforme per poi "correre" al voto. Si tratterebbe di votare non in questa ma nella prossima primavera quella del 2017. Se va male obtorto collo, indicando i nemici delle riforme, voto nella prossima primavera, insieme a quello amministrativo delle grandi citta'. Per le riforme non si ripartirebbe da zero e i "nemici" in Parlamento sarebbero azzerati. Renzi direbbe "avrei voluto fare tutto e subito, ho dovuto fare un passaggio in più per il bene dell'Italia".

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