La vera forza di Renzi, nessuno vuole il voto. Riforme pretesto prima per iniziare legislatura, ora per durare

. Politica

"Le riforme che erano state il pretesto per fare iniziare la legislatura, ora sono il pretesto per farla durare". E' il parere del fedelissimo di Bersani, Gotor. Anche lo stesso ex leader del Pd, che per un soffio e per il no di Grlllo, perse palazzo Chigi, sembra entrato a fare parte della santa alleanza contro le elezioni anticipate. Infatti, lo ha anche spiegato pubblicamente, punta a riprendersi la "Ditta" nel prossimo Congresso del 2017. Solo in caso di fallimento potrebbe davvero pensare ad un altro partito, se non altro per tornare in Parlamento. Per non parlare di Berlusconi, attualmente ineleggibile e poco incline a lasciare il suo regno, per quanto lacerato, nelle mani del giovane Salvini. Che da parte sua, come anche Grillo, pensa che il tempo possa giocare solo suo favore. E' questa la vera grande forza di Renzi, che non punta ad elezioni anticipate, anche se di fronte a questa possibilità dice: "Io sono pronto". Il suo obiettivo e' fin troppo chiaro, approvare tutte le riforme, andare al referendum confermativo entro il 2016. E poi senza perdere tempo andare alle urne. Prima del Congresso del suo partito. E la lotta nel Pd su questo punto si presenta davvero feroce. Intanto Matteo blandisce tutti in vista della ripresa dei lavori dell'aula di palazzo Madama sulla riforma madre di tutte le riforme, quella dell'abolizione del bicameralismo. C'e' un'ipotesi accordo, l'idea e' quella di scorporare l'elettività dei senatori e mediare con l'introduzione dei listini regionali, con una legge ordinaria. Quindi più veloce perché non sottoposto alla doppia lettura a distanza di tre mesi. Insomma nessuna elezione diretta, l'articolo due non si cambia, ma un listino regionale si', grazie al quale l'elettore darà il voto a chi vuole che diventi senatore. Il progetto e' quello di partorire una legge quadro alla quale le regioni che devono esprimere i senatori, adegueranno, ciascuna come crede, le loro normative elettorali. Perciò nessuna elezione diretta e, quindi, nessuna modifica costituzionale, bensì una legge ordinaria all'uopo. il presidente del Senato, Grasso e' stato sondato da ambienti di palazzo Chigi. E a Grasso e' stato fatto sapere che se lui mettesse in votazione solo gli emendamenti al comma quattro dell'articolo due salverebbe la situazione. In questo modo non apparirebbe come colui che vuole soffocare il dibattito ma, nello steso tempo, consentirebbe al governo, ed alla legislatura, di andare avanti. 

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