Renzi va alla conta, niente diktat minoranza. Chi di scissioni ferisce di elezioni perisce. Stoccata a Grasso

. Politica

Matteo Renzi ci va giù duro in direzione, alla quale Bersani capito l'aria che tirava non partecipa, mettendo in chiaro che vuole il voto del partito sulle riforme. "Sulle riforme niente diktat della minoranza", afferma. E dice: "Noi siamo aperti non abbiamo preclusioni. Ma se qualcuno vuole utilizzare la Costituzione per una sorta di diktat, per altro da parte di una minoranza del partito, allora hanno sbagliato tutto. Se i diktat non li mette la maggioranza, figuriamoci se può metterli la minoranza". Il leader del Pd spiega che l'elezione diretta dei senatori non può sussistere, perché c'e' già stata una "doppia lettura in copia conforme", ma si puo' pensare ad un meccanismo di indicazione dei senatori sul modello della legge Tatarella del 95, cioè i consiglieri-senatori. Poi avverte Grasso "Un suo intervento sull'art.2 sarebbe anomalo". Sarebbe un fatto inedito e in quel caso dovremmo "convocare una riunione congiunta di Camera e Senato", e rimarca "noi sappiamo perfettamente che l'elezione diretta non e' possibile". A chi parla di svolta autoritaria "rispondo con una risata". Torna anche sulla sua salita a palazzo Chigi: "Il primo patto del Nazareno lo abbiamo fatto tra di noi, quando, prendemmo atto della situazione del governo precedente, abbiamo deciso di cambiare passo. Perché al golpe di palazzo ci credono solo i bambini". Renzi aveva cominciato parlando del voto greco evocando un parallelo con i dissidenti delPd: "Le scissioni funzionano magari come minaccia, non tanto al momento elettorale (sorriso furbetto del premier in questo passaggio). Chi di scissione ferisce, di elezione perisce e  per usare un tecnicismo anche "sto Varoufakis ce lo siamo tolto". Alle 19 il voto delPd sulla relazione di Renzi, che poi e' anche il voto sulle riforme.

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