Unanimità per Renzi ma senza minoranza, pero' accordo quasi fatto. E a Grasso...

. Politica

La direzione del Pd ha approvato all'unanimità la relazione del segretario Renzi sulle riforme e non solo. La minoranza pero' non ha partecipato al voto con Bersani che non era neppure presente impegnato alla festa dell'unita' di Modena. Una liturgia quella andata in onda oggi, che ricorda tanto la vecchia politica. Cioè l'accordo sarebbe stato raggiunto sulla base del lodo Tatarella, il tessitore di An scomparso, con la designazione anziché l'elezione dei senatori da parte dei cittadini. Avvenne così' nel 95 per le Regionali quando Bersani fu designato dai cittadini e poi eletto dal Consiglio regionale presidente dell'Emilia-Romagna. Pero' la sinistra preferisce non votare per rimarcare la sua distanza dal premier e poi magari per cercare di intestarsi  la vittoria in Parlamento. A Renzi poco importa, perché sa bene di avere vinto lui, con la doppia lettura in copia conforme che non si tocca e che può permettere di approvare in via definitiva le riforme entro aprile. Rimane l'incognita Grasso, ma davanti ad un'intesa raggiunta potrà fare ben poco. E Renzi, che generoso non e', politicamente parlando, lo ha avvertito. Se dovesse decidere diversamente, ha annunciato "riuniremo Camera e Senato". Apriti cielo, le parole del premier sono state viste come un incidente nucleare istituzionalmente parlando. "Grasso e' stato minacciato", la sintesi di molti commenti. Ma Renzi ha zittito tutti, come a dire ma che cavolate state dicendo. "Io, ho detto - ha precisato - che riunirei i gruppi del Pd di Camera e Senato. Mica spetta al premier la convocazione delle Camere…" Come dargli torto.

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