Manette facili a Milano per tangenti-baratto? L'ira della Lega

. Politica

Risuona ancora il tintinnio di manette, tanto caro alla procura di Milano degli anni di Tangentopoli. Tutti dentro. Una pagina della storia italiana ancora non completamente chiarita. Ora nuovi arresti eccellenti, e non sono i primi e probabilmente non saranno gli ultimi. Dentro senza se e senza ma, Mario Mantovani, vicepresidente della regione Lombardia e già senatore di Forza Italia. Fedelissimo di Silvio. E indagato Massimo Garavaglia, leghista assessore alla Sanità. L'accusa per Mantovani e' di avere preso tangenti-baratto, cioè di essersi fatto fare gratis dei lavori di ristrutturazione nelle sue case da un'azienda alla quale aveva assegnato appalti pubblici. Insomma una sorta di baratto o "scambio di favori". Se accertato e' sicuramente grave e Mantovani va processato e se colpevole condannato. Ma perché arrestarlo? Non ci sono mazzette da cercare in paradisi fiscali e le case stanno li'. Di pericoli di fuga nemmeno a parlarne e men che meno di reiterazione del reato. Se i lavori sono stati fatti sono anche finiti. Soprattutto se effettivamente colpevole i lavori saranno stati rapidi e solleciti. Ma non sempre i casi di corruzione o presunti tali vengono trattati con lo stesso metro di giudizio. Basta che qualsiasi cittadino, attento alla politica, ricordi le innumerevoli inchieste in corso, e da solo puo' farsi un quadro. Chi non ci sta e parla di complotto politico contro la Lega e' il segretario Matteo Salvini. Dice: "Mi autodenuncio segnalavo anch'io associazioni benefiche". Che poi e' l'accusa per Garavaglia. Ancora: "Sono stanco ed incazzato". "Massimo Garavaglia e' il migliore di noi, una persona che tutti conoscono come specchiata. Questa e' un'indagine pazzesca su uno dei leghisti più seri e onesti che io conosca".

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