Prova di forza toghe-governo. La "guerra" dei vent'anni si concluderà solo con la III Repubblica "temuta" dalla magistratura

. Politica

La tregua apparente governo magistratura non poteva durare più di tanto. Perché appunto solo apparente, con molti colpi bassi da una parte e dall'altra e perché fin che non saranno disegnate tutte le regole di una nuova Italia, la famosa Terza Repubblica, che Renzi sta coraggiosamente costruendo con le riforme, continuerà la battaglia di trincea, nella speranza di potere conquistare qualche decisivo caposaldo. Che valga comunque e per sempre. Nell'Italia repubblicana del dopo guerra fino a Tangentopoli non c'erano mai stati screzi e strappi gravi. Solo qualche polemica presto rientrata. Ma da Tangentopoli in poi la magistratura e' prepotentemente scesa in politica, convinta di dovere occupare il vuoto lasciato dalla politica. Ed e' anche cominciata l'era dei magistrati passati direttamente alla politica nella convinzione di potere così raddrizzare il sistema. Ognuno ha gli elementi per giudicarne i risultati. Una "guerra dei vent'anni" che ovviamente ha visto al centro di tutto "l'usurpatore", cioè quel Silvio Berlusconi, clone di Bettino Craxi, che nel 94 ha lasciato di sasso la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto (che si paragonava tra le risatine sotto i baffetti di D'Alema, il novello Napoleone) ed anche l'ala sinistra della magistratura, che non ha mai fatto mistero dei suoi orientamenti. Ma a quel punto magistrati ci hanno preso gusto e così anche quando a governare e' tornata la sinistra, sia prima con Prodi, che poi con Letta e Renzi, non ha mollato di un millimetro quella che ormai considera la sua "missione". Naturalmente Renzi non e' ben visto, perché' e' l'uomo forte e' quello che può riportare nei ranghi la magistratura, riconsegnandola al suo unico, indiscusso quanto autonomo, vero ruolo. I nemici di Berlusconi sono diventati nemici di Renzi, uno dopo l'altro, mese dopo mese, man mano che il governo sta realizzando il suo programma. Dopo la responsabilità civile dei magistrati, l'abrogazione dell'art.,18 ed il taglio delle tasse sulla casa per chiudere il cerchio rimane la riforma delle intercettazioni.  Il presidente dell'Am, Rodolfo Sabelli , al Congresso dell' Associazione, usa parole dure e parla di una "strategia della delegittimazione" da parte della politica" proprio su questo scottante tema: "Sono più attenti alle intercettazioni che alla lotta alla mafia". Per Sabelli va respinta l'idea strisciante che a minori controlli possa corrispondere una maggiore crescita. Il Pd si risente anche perché si sente direttamente criticato "Frasi ingenerose". Ma il vero bersaglio dei magistrati e' uno solo, Matteo Renzi, che naturalmente si e' irritato. "Si da' forse scandalo per coprire un altro scandalo?", pensa il premier. Tra l'altro non gli e' piaciuta l'assenza della purché' minima autocritica. E si' perché una voragine si e' aperta proprio a Palermo, che dovrebbe essere l'avamposto sacro della lotta alla mafia. Sta inghiottendo i vertici della sezione Misure di prevenzione, per una storia di corruzione ed abuso d'ufficio legata alla gestione dei beni confiscati alla mafia. Insomma una sorta di mafia di secondo livello (se si parla di Mafia capitale, anche in questo caso si può ben parlare di mafia) che gestiva in allegria centinaia di milioni di euro, Una macchina perfettamente oleata, a tutti livelli.  L'Anm cerca poi nel secondo giorno del Congresso di smorzare i toni: "No allo scontro, ma sulla corruzione le nostre critiche sono fondate". Naturalmente per una magistratura così' impegnata sul fronte diciamo così politico, poco spazio per la criminalità comune, quella di furti, scippi e rapine. Che agli italiani interessano di più della lotta alla corruzione. Anche perché' ne' il corrotto, ne' il corruttore ti entrano armati in casa di notte. Va be' che loro non potrebbero neppure farlo, perché ben chiusi in cella non come i loro colleghi rapinatori che magari vengono mandati ai domiciliari.

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