Marino al capolinea, si dimettono 26 consiglieri. Il Vaticano "Una farsa". Il sindaco indagato per peculato

. Politica

Ignazio Marino è arrivato al capolinea. La vicenda delle dimissioni date e poi ritirate del sindaco di Roma, quella che per l'organo della Santa Sede, l'Osservatore romano, ha assunto "i toni della farsa" è all'epilogo. La parola fine ad un'esperienza durata due anni non verrà dunque scritta con un dibattito in aula come chiedeva Marino,  una richiesta bocciata dal Pd che aveva indicato ai suoi un'altra strada per mandare a casa il sindaco. Come previsto, stamane 26 consiglieri (19 del Pd, due della lista civica Marino e 5 delle opposizioni) hanno firmato davanti ad un notaio le loro dimissioni che verranno ora protocollate in Campidoglio, un atto che farà decadere sindaco, giunta e consiglio comunale. In base alla legge sugli enti locali 25 era la quota minima di dimissioni di consiglieri comunali (su un plenum di 48) necessaria per interrompere il mandato del sindaco-chirurgo e decretare il 'tutti a casa'. A meno di ulteriori colpi di scena già lunedì il prefetto Gabrielli potrebbe indicare il nome del commissario. Marino intanto ha ammesso di essere indagato per il caso degli scontrini ma ha minimizzato la notizia parlando di "atto dovuto". "Sono indagato? È evidente che è un fatto. C’è stata una denuncia da parte di Alleanza nazionale, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle sulla base della quale io mi sono recato in Procura come persona informata dei fatti. L’iscrizione - ha detto il sindaco - è un atto dovuto da parte della magistratura per completare le indagini e decidere se c’è una colpa o non c’è. Sono convinto della mia azione amministrativa e della mia trasparenza»". Sull'avviso di garanzia al primo cittadino, duro il commento dell'ex-assessore ai Trasporti Stefano Esposito (Pd): "Devo prendere atto di aver dato la mia lealtà ad un bugiardo". Durissimo sull'intera vicenda l'Osservatore Romano: "Il caso sta assumendo i contorni di una farsa. Al di là di ogni altra valutazione resta il danno, anche di immagine, arrecato a una città abituata nella sua storia a vederne di tutti i colori, ma raramente esposta a simili vicende".

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