Guerra sì, guerra no: e il Pd che fa? Va allo scontro su Bassolino...

. Politica

C'è la 'guerra' ai tagliagole dell'Isis decisa da Usa, Russia e Francia (ma sta già accodandosi la Gran Bretagna) in risposta alla guerra, quella vera, dichiarata all'Occidente cristiano, alla sua cultura e al suo stile di vita dai terroristi islamici del Califfo. C'è la guerra mondiale a pezzettini, come dice papa Francesco. Ma c'è anche la 'non guerra' dell'Italia (il ministro degli Esteri Gentiloni oggi alla direzione Pd) che partecipa alla coalizione internazionale contro il sedicente stato islamico ma ha deciso di non bombardare nessuno ritenendo che prima di sganciare bombe in Siria o in Iraq sia necessario trovare e mettere in atto una strategia complessiva e condivisa tra le maggiori potenze del mondo sul dopo, anche per evitare - come dice Renzi - una Libia-bis. Comunque, guerra o non guerra, un problema serio, drammatico che impaurisce vasti strati della popolazione e sta cambiando le nostre abitudini. In questo scenario che fa il Pd? Va allo scontro su Bassolino nella prospettiva delle amministrative di primavera quando bisognerà eleggere i sindaci di Roma, Milano, Napoli, ecc. L'autocandidatura dell'ex-sindaco di Napoli e ex-presidente della regione Campania per la poltrona di palazzo San Giacomo sta infatti agitando le acque dem e il caso ha fatto irruzione anche nel corso della direzione di oggi che doveva essere dedicata solo alla politica estera (e alla guerra all'Isis). I due vicesegretari Pd, Guerini e Serracchiani, hanno bocciato in due interviste la candidatura Bassolino sostenendo che chi ha fatto già il sindaco per un paio di mandati non può partecipare alle primarie dem per le amministrative, una regola che se approvata taglierebbe le ali alle ambizioni bassoliniane. Ma la minoranza Pd è insorta in difesa di Bassolino: nessuna regola nuova per le primarie, restano quelle già decise e in tempi non sospetti. "I problemi politici si affrontano con la politica, non cambiando le regole" ha detto Roberto Speranza. "Quando si cambiano le regole ad personam non fa mai bene..." gli ha fatto subito eco Gianni Cuperlo. E Renzi?  Il premier-segretario ha cercato di gettare un pò di acqua sul fuoco innescato da Bassolino e dai suoi due vice e ha proposto una 'moratoria' alla discussione sulle primarie fino a gennaio. Non è questo il momento per scontrarci, ha detto il sostanza Renzi: "Propongo di discutere fino al 10-15 gennaio di elezioni amministrative e anche della questione delle primarie ma proporrei il 20 marzo come data nazionale per fare le primarie". Tutte in un unico giorno. "Parleremo - ha aggiunto il segretario - anche di questo, scegliamo dei tempi. Io propongo una moratoria almeno fino a gennaio. Mentre stiamo a discutere di grandi temi internazionali non diamo l'idea che la discussione sia su quando facciamo il congresso e primarie. Va benissimo ma non diamo l'idea di essere, rispetto alle opinioni dei cittadini, totalmente disassati. Quando dovremo fare un bilancio sulla nostra stagione - ha aggiunto - non lo faremo sul modello di regolamento 27...". Immediata la replica di Bassolino: "Sono d'accordo con Renzi: le regole non si cambiano, l'ha detto il 21 ottobre scorso", ha risposto ai giornalisti l'ex-sindaco mostrando il testo di una agenzia che riportava la dichiarazione del premier a 'Otto e mezzo' sulle regole per le primarie.

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