Etruriagate? Arezzo indaga per truffa. Mucchetti (Pd): commissione inchiesta farà luce, "se padre Boschi rispondesse ministro più forte"

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Bisognerà vedere come procederanno la magistratura e la commissione d'inchiesta parlamentare su Banca Etruria e sulle altre tre popolari coinvolte nella vicenda dei risparmiatori che hanno visto i loro bond trasformati in un istante in carta straccia per capire se sarà un Etruriagate. Semplificando con il nome della banca più importante tra quelle coinvolte. La procura di Arezzo ha avviato un'inchiesta per truffa, ma se il caso si allargherà, e' probabile che tutto finisca alla procura di Roma negli uffici di Pignatone. Al Corriere parla il senatore del Pd, Massimo Mucchetti, 62 anni, un grande esperto economico e presidente della commissione Industria di palazzo Madama, sul cui tavolo arrivano tutti i principali dossier economici. Innanzitutto spiega che se il "padre della Boschi, la "Mari" per gli amici, desse delle risposte precise il ministro diventerebbe più forte". Mucchetti sollecita Pierluigi Boschi, che e' stato per anni vicepresidente dell'Etruria, fino al comissariamento, a fornire puntuali spiegazioni alle questioni che toccherà la commissione parlamentare d'inchiesta. "Stupito" domanda il Corriere a Mucchetti? "Proprio no. Erano marce. Mi ha colpito, invece, che non siano state ricapitalizzate attraverso il Fondo interbancario di garanzia dei depositi solo perché la direzione Ue per la concorrenza ha espresso un orientamento contrario. A suo dire il Fondo avrebbe natura pubblica, e dunque il suo intervento avrebbe costituito un aiuto di Stato, perché istituito per legge e con un esponente di Bankitalia in consiglio. Un po' poco ove si consideri che i quattrini del Fondo li mettono le banche". Insomma per Mucchettii il governo avrebbe dovuto battere i pugni sul tavolo dell'Europa. E questo se non altro avrebbe salvato i risparmiatori. Ora pero' l'importante e' la commissione d'inchiesta che se c'e' la volontà politica potrebbe realmente squarciare tutti veli che coprono questa neanche troppo intricata vicenda, fatta di favori, di fidi agli amici, di soldi percepiti in prestito dagli stessi amministratori e sembra in alcuni casi mai restituiti. Ecco il parere del presidente della commissione Industria del Senato: "Ben venga, se si tratterà di una verra commissione bicamerale d'inchiesta, con gli stessi poteri della magistratura. Se ben guidata, grazie anche all'acquisizione della documentazione di Bankitalia, oggi secreta, la commissione potrà fare luce su questioni delicate. Per esempio, quali dirigenti e consiglieri hanno dato prestiti a soggetti a loro collegati? Sono state osservate le procedure per operazioni tra parti correlate? I debitori raccomandati hanno rimborsato? Sono stati erogati fondi alla politica? Quali direttive sono state impartite dalla direzione agli sportelli per il collocamento delle obbligazioni subordinate? C'erano premi per chi ne piazzava di più? Come si e' rapportato il consiglio con la direzione su queste materie sensibili? Che cosa si faceva in vista della riforma delle popolari?".

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