Renzi e l'Italia "col segno più alla faccia dei gufi". "E nel 2018 vinciamo al primo turno"

. Politica

Matteo Renzi racconta l'Italia del 2015, l'Italia finalmente "solida e stabile"col segno più, l'Italia che non molla, l'Italia che grazie alla tenacia e alla determinazione del suo governo ha messo in atto una lunga serie di riforme - da quella elettorale, l'Italicum, "la più complessa ma un capolavoro parlamentare", al Jobs Act - e vuole crescere ancora "a dispetto dei gufi". Lo fa nella conferenza stampa di fine anno accompagnando il suo intervento con una serie di slides - da una parte gli obiettivi raggiunti, dall'altra le fosche previsioni dei "gufi" appunto, "che le hanno sbagliate tutte...". Nel bilancio di un anno a Palazzo Chigi il premier ha trattato tutti i temi sul tappeto, da quelli interni a quelli dei rapporti con l'Europa, fino all'appuntamento con il referendum sulla nuova legge elettorale che si terrà nell'ottobre 2016, e lì ha piazzato il tornante decisivo della sua carriera politica. "Se il 2015 è stato l'anno delle riforme, il 2016 sarà l'anno dei valori" ha sottolineato Renzi ribadendo che la legge di stabilità, che in molti criticano come la legge delle "marchette e mancette", invece "mette denaro" su settori cruciali come scuola, università, cultura, servizio civile.  "Se perdo quel referendum allora considererò fallita la mia politica" hadetto annunciando he in caso di scofitta non prenderà in considerazione altri mestieri. Insomma: "un 2015 che è andato meglio del 2014, meglio delle nostre previsioni, lo dice la realtà dei fatti. È stato un buon anno, un segno che finalmente torna ad essere positivo. Un anno fa mi interrogavate sulla crisi e la stagnazione dell'Italia, ora finalmente il Pil torna a crescere, +0,8%. Si diceva un anno fa: il Jobs act non sarà mai approvato, e invece è stato approvato, e il tasso di disoccupazione è ancora alto, ma in calo rispetto allo scorso anno. Oggi ci sono più tutele e più posti di lavoro. Un anno fa si diceva che non c'erano i numeri per la legge elettorale, e invece l'Italicum è legge: è stata l'operazione più complessa, ma è stato un capolavoro". Renzi ha detto di non temere le amministrative, né i sondaggi, né la competizione con i Cinque Stelle: "Io so che sull'immigrazione la posizione presa dall'Italia può averci fatto perdere consensi, come il Jobs act, ma non sono ossessionato dai sondaggi, tutte le settimane guardo piuttosto i dati della grande distribuzione. E comunque i sondaggi dicono che questo Pd ha lo stesso indice di gradimento che aveva prima delle elezioni europee del 2014, il dato di fatto è stato che noi abbiamo preso il 40, loro il 20. I Cinque Stelle vanno molto forti nei sondaggi, poi le elezioni sono un'altra cosa. E se dovessi fare una previsione per il 2018 direi che vinciamo al primo turno. Noi abbiamo rispetto di tutti e non abbiamo paura di nessuno: il Pd governa più territori di quelli che abbia mai governato. Naturalmente, le primarie saranno primarie vere: a Milano il 7 febbraio, a Roma a marzo. Il Pd, secondo Renzi, "ha una comunità che va a votare non fa meccanismi tipo: 'Espelli il senatore che non ti piace', o 'Scopri il candidato all'ultima cena ad Arcore'... Il Pd non si preoccupa delle casacchine, ma candida i migliori: abbiamo appoggiato Pisapia, appoggeremo Zedda a Cagliari». E comunque, ha ricordato il presidente del Consiglio, si eleggeranno i sindaci, non il primo ministro...".

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