Mattarella: il prima problema è il lavoro che "manca ancora a troppi". Poi lo 'scandalo' dell'evasione fiscale che vale 7 punti di Pil

. Politica

Il lavoro, il lavoro "che manca ancora a troppi", soprattutto giovani, in un paese che dà segni di ripresa ma che ha bisogno dell'impegno di tutti perchè "tutti devono prendersi cura della Repubblica", il che vuol dire rispettare la Costituzione, le regole, con onestà e trasparenza. come pretende la maggioranza degli italiani. Poi lo 'scandalo' dell'evasione fiscale, un peso insopportabile che vale 7,5 punti del Pil: se solo la metà degli evasori pagasse le tasse si creerebbero 300.000 posti di lavoro. Sono questi  i due punti centrali del primo discorso di fine anno del presidente della Repubblica (solo 19 minuti), andato in onda a reti tv unificate dal salotto dell'abitazione privata di Mattarella al Quirinale anzichè dal più formale studio ala Vetrata. Il capo dello stato ha parlato dei problemi che gli italiani affrontano ogni giorno: dal lavoro alle tasse, dall'immigrazione all'ambiente, dal Sud alla paura degli attentati. Ma ha voluto iniziare dal lavoro. "Il lavoro manca ancora a troppi dei nostri giovani. Sono giovani che si sono preparati, hanno studiato, posseggono talenti e capacità e vorrebbero contribuire alla crescita del nostro Paese. Ma non possono programmare il proprio futuro con la serenità necessaria. Accanto a loro penso a tante persone, quarantenni e cinquantenni, che il lavoro lo hanno perduto, che faticano a trovarne un altro e che vivono con la preoccupazione dell'avvenire della propria famiglia. Penso all'insufficiente occupazione femminile. Il lavoro manca soprattutto nel Mezzogiorno. Si tratta di una questione nazionale. Senza una crescita del Meridione, l'intero Paese resterà indietro" ha detto Mattarella passando poi a parlare dell'evasione fiscale. "Un elemento che ostacola le prospettive di crescita è rappresentato dall'evasione fiscale. Secondo uno studio, recentissimo, di pochi giorni fa, di Confindustria, nel 2015 l'evasione fiscale e contributiva in Italia ammonta a 122 miliardi di euro. 122 miliardi! Vuol dire 7 punti e mezzo di Pil. Lo stesso studio calcola che anche soltanto dimezzando l'evasione si potrebbero creare oltre trecentomila posti di lavoro: gli evasori danneggiano la comunità nazionale e danneggiano i cittadini onesti. Le tasse e le imposte sarebbero decisamente più basse se tutti le pagassero". Non poteva mancare un accenno ad un altro grave problema italico: la corruzione: "Vi è, poi, l'illegalità di chi corrompe e di chi si fa corrompere. Di chi ruba, di chi inquina, di chi sfrutta". E "la quasi totalità dei nostri concittadini crede nell'onestà. Pretende correttezza". "Oggi i più giovani esprimono il loro rifiuto per comportamenti contrari alla legge". Quindi l'immigrazione: la stragrande maggioranza degli immigrati lavora onestamente e contribuisce al nostro benesere ma "quegli immigrati che commettono reati devono essere fermati e puniti, come del resto avviene per gli italiani che delinquono. Quelli che sono pericolosi vanno espulsi". Un passo breve per parlare di terrorismo: "Il terrorismo fondamentalista cerca di portare la sua violenza nelle città d'Europa, dopo aver insanguinato le terre medio-orientali e quelle africane. Realizzare condizioni di pace e stabilità per i popoli di quei Paesi è la prima risposta necessaria, anche per difendere l'Europa e noi stessi". La riflessione finale del presidente riprende il filo conduttore dell'intero discorso: dobbiamo aver cura della Repubblica. "Tengo a ribadirlo all'inizio del 2016, durante il quale celebreremo i settant'anni della Repubblica. Tutti siamo chiamati ad avere cura della repubblica". "Cosa vuol dire questo per i cittadini? Vuol dire anzitutto far vivere i principi e i valori della Costituzione, che non è solo un insieme di norme, nella vita quotidiana sociale e civile".

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