La vignetta di Giannelli sul Corriere, Verdini "Non sono un clandestino. Sono un rifugiato"

. Politica

A volte una vignetta satirica vale ed e' più comprensibile di un articolo di fondo. E' il caso di Giannelli che oggi ha disegnato un Verdini in un suo atteggiamento caratteristico, una mano in tasca (un po' di strafottenza))e l'altra, la destra, con l'indice puntato (come uno che le cose le sa tutte e sempre) e due nuvolette che gli escono dalla bocca con scritto in una "Non sono un clandestino" e nell'altra "Sono un rifugiato". Descrizione politicamente perfetta in vista dell'appuntamento per il voto sulle riforme al Senato il 19 gennaio, l'ultimo vero ostacolo da superare per Renzi. Domani e' previsto l'esame della Camera sulle riforme e a Montecitorio, visti i numeri della maggioranza, il testo verra' tranquillamente licenziato, Ultimo appuntamento appunto al Senato, a fine mese. Occorrono 161 voti e una volta respinto l'attacco delle opposizioni, il premier potrebbe contare anche quota 190. Questo traguardo se raggiunto sarà stato reso possibile soprattutto da Verdini che sta imbarcando sempre più senatori sulla barca che lo sta  portando sulle coste  renziane. Dove pero' come commenta giustamente Giannelli non vuole essere accolto da clandestino e rispedito verso altri lidi ( ma a casa sua c'e'un dittatore politicamente sanguinario…) bensì come rifugiato politico, e quindi con dirito all'accoglienza. E non e' detto, che una volta prese le impronte digitali (non si sa mai…) gli vengano aperte le porte della maggioranza già in occasione del rinnovo delle presidenze di commissione a palazzo Madama. Forse mai, come in questo caso, Alfano avrebbe voluto firmare subito un decreto di espulsione. Ma comanda Renzi e lui dovra' adeguarsi. Anche perché superato lo scoglio del Senato per il premier comincerà la strada in discesa fino al 12 aprile, data fissata, per il voto definitivo delle Camere sulle riforme. Ma questa volta si tratterà senza ulteriori dibattiti di un si' o un no secco. Ed il risultato appare chiaramente scontato. Poi mancherà solo il referendum popolare che si terra' ad ottobre. A quel punto sarà disegnata una terza Repubblica, con una nuova legge elettorale maggioritaria che indicherà un unico vincitore, con assetto istituzionale, profondamente modificato. In pratica verra abolita la doppia lettura per quasi tutte le leggi e soprattutto sarà solo la Camera a dare la fiducia al governo. Con il Senato che diventerà una sorta di museo delle istituzioni.

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