Nella II Repubblica dei quarantenni si e' passati dai "figli di papa'" ai "papa' dei figli". Come grane...

. Politica

Si parte da lontano e la lista e' lunghissima nella prima Repubblica, quella della Costituzione, nata dopo la guerra. Allora i politici erano normalmente avanti negli anni ed ai giovani venivano assegnati ruoli secondari per farli apprendere e maturare. Era ancora un'Italia convinta che la saggezza si raggiunse solo con l'esperienza e quindi con l'eta'. Nessuno si sarebbe immaginato un giovane a palazzo Chigi o al Quirinale. Così capito' che spesso i figli finirono per creare grattacapi a genitori illustri. Famosa la vicenda di Piccioni che vide il figlio coinvolto nel caso Montesi, una ragazza trovata svestita e morta sotto l'effetto della droga sulla spiaggia di Torvaianica (si disse che c'era lo zampino del suo rivale Fanfani) e vide contemporaneamente finire la sua carriera. Al tempo era lui il premier. Per non parlare di un altro democristiano, Carlo Donat Cattin che molto soffri' per un figlio finito tra i terroristi delle Br. Ma ora i tempi sono cambiati. Al potere ci sono trentenni e quarantenni. Con figli, quando li hanno, ancora piccoli. Allora tutti tranquilli. Macche'… Ora le grane le procurano i padri, che ancora giovani, spesso si arrabattano di qua  e di la'. Insomma dalla Repubblica dei "figli di papa' "a quella dei "papa' dei figli". E' vero che la Costituzione prevede che la "responsabilità penale e' personale (e non ci sono modifiche nella "riforma madre di tutte le riforme"…) e testi sacri "non ricadano sui figli le colpe dei padri" confermino, ma si sa c'e' sempre chi ci inzuppa il pane. Se non altro per spettegolare o denigrare. E la denigrazione in politica conta ancora. Da ultimo la vicenda della ministra Boschi, che prima ha difesa a spada tratta il padre (coinvolto nella vicenda della banca Etruria della quale era il vicepresidente) "papa' e' una persona perbene", poi si e' fatta prudente da buona politica, non si sa mai... "se il babbo verra' indagato si trovi un avvocato, io che c'entro? Non mollo". Ed il premier ed amico personale la difende: "La Boschi fa benissimo, e' una posizione nostra. Se chi ha il padre deve dimettersi, il primo dovrei essere io, visto che mio padre da sei mesi e' stato raggiunto da un avviso di garanzia. Se ricevi un avviso di garanzia, ti trovi un avvocato e dimostri quello che e' successo. La responsabilità penale e' personale e non si misura in avvisi di garanzia". Come dargli torto. Certo e' che siamo lontani dall'angoscia provata dal Ghibbelin fuggiasco,per la condanna ricaduta sui propti figli. Tanto da ricorrere sia nell'incontro con Farinata degli Uberti, quanto nell'evocazione del dramma fagocitatorio del conte Ugolino, rosicchiatore di crani di fanciulli. Per spirito di sopravvivenza. Ma qui sono padri che poco sentono il peso della responsabilità rispetto al ruolo dei figli. Forse, ad una creta eta' sarebbe meglìo che facessero i pensionati. Non e' una diminuzione, ai "normali" tocca così.

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