Storia infinita, il "massacro del Circeo": sarà riesumato per la seconda volta Ghira. Pensano che le ossa siano del padre?

. Politica

Si riapre dopo 40 anni il caso del massacro del Circeo. Una storia infinita come spesso lo sono le storie maledette. La procura di Roma ha deciso di riesumare nuovamente (la prima volta fu nel 2005) i resti di Andrea Ghira. I magistrati vogliono verificare, alla luce delle più aggiornate tecnologie, se si tratti con assoluta certezza proprio di lui. Nel 2005 già furono eseguiti degli esami e sembravano non esserci più dubbi sull'identità di Ghira. I familiari delle vittime, evidentemente devono avere raccolto ulteriori informazioni, perché sostengono che le ossa esaminate non sarebbero quelle di Ghira ma di un suo parente. Sanno anche di che parente si tratta? Il dna prelevato dai resti sarà comparato con i campioni dei famigliari già acquisiti nel 2005. In quell'anno il padre di Ghira era già morto. Il massacro avvenne nel settembre del 1975 e inorridì l'opinione pubica. Chissà quale sarebbe stato oggi l'eco, a livello mediatico, con tutti i talk show che analizzano fin nei minimi particolari i fatti di cronaca? Era la sera del 23 settembre del '75 quando tre ragazzi della Roma bene, pariolini, Giovanni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira conobbero due ragazze di periferia Maria Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. I tre invitarono le amiche ad una festa (che non c'era) nella villa di Ghira al Circeo, Le ragazze capirono ben presto di essere cadute in una trappola. Furono seviziate, violentate e massacrate per un giorno intero ed una notte. La Lopez mori in una vasca da bagno. La Colasanti, in terribili condizioni, si salvo' fingendosi morta. Poi fu salvata per caso. Credendola morta l'avevano chiusa nel bagagliaio di una Fiat 127, parcheggiata in via Pola. Sara' la stessa Colasanti, che e' morta di malattia a 47 anni nel 2005, a raccontare nel processo i dettagli di ben 36 ore di terrore. Izzo e Guido, presi all'indomani del delitto, furono arrestati, mentre Ghira riuscì a fuggire. Si saprà solo successivamente che riparo' in Spagna e si arruolò nella Legione straniera. Venne condannato in contumacia a trent'anni. Il suo nome rispunta fuori nell'ottobre del 2005, quando il suo corpo venne trovato in un cimitero di un'enclave spagnola in Marocco, Melilla. Si disse che mori' per una overdose. Ma quegli esami sono sempre stati contestati dalla famiglia Lopez. Ora la procura vuole vederci chiaro. 

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA
Puoi leggerci da Smartphone e Tablet Pc direttamente su Google Play Edicola




Potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi