I pozzi avvelenati che non aiutano il governo, ombre massoniche con incontri "pericolosi" di papa' Boschi

. Politica

Posso raccontare personalmente di un incontro "terrificante" che ho avuto con Flavio Carboni all'inizio anni 80, quando ancora non si sapevano su di lui certe cose. Un mio amico, un collega giornalista, mi disse che un certo Flavio Carboni voleva parlarmi, aveva alcune cose da dirmi. Fissammo un appuntamento al bar Parnaso a Piazzo delle Muse. Eravamo in tre, in un pomeriggio primaverile, seduti in un tavolo all'aperto. Non mi fece di primo acchito una buona impressione (anche se una persona non dovrebbe mai essere giudicata dal suo aspetto, qualche volta non se può fare a meno). Piccolo, un po' untuoso, dai modi suadenti, probabilmente con parrucchino biondastro, parlammo del più e del meno. Poi venne al punto, voleva che gli presentassi dei miei amici politici, perché  aveva qualcosa da proporgli. Capito il tipo, non vedevo l'ora di alzarmi, pagare il conto ed andarmene e per allentare la discussione dissi, "che bell'orologio ha al polso". Era un audemar piguet d'oro del valore all'incirca di cinquantamila euro. Lui mi guardo' se lo slaccio' e me lo porse, "glielo regalo". Io subito, imbarazzato "No grazie… avevo solo detto che era bello". E ci e' voluto un po' ed una grande determinazione per farlo desistere. Quando mi alzai dissi al mio amico "Ma chi c…mi hai presentato. Non hai capito che tipo e'". Lui mi rispose sorridendo, senza dire nulla. Per questo mi sono sempre domandato negli anni come Carboni facesse ad essere accettato e ricevuto da tanti politici. Non era e non e' affatto difficile capire chi e'. Come facevano o fanno a non accorgersene? Che papa' Boschi, oggi che si conosce ormai tutto sul personaggio, lo abbia incontrato per ben due volte lascia perplessi, molto perplessi. Ci mancavano pure faccendieri e massoni, molto noti alle cronache ad avvelenare i pozzi del governo. Flavio Carboni, più che uomo d'affari, appare un faccendiere attivo la' dove c'e' ogni intrigo. E' stato addirittura contatto, a quanto sembra, come consulente per gli affari di Banca Etruria. Gli era stato anche chiesto tramite un altro faccendiere, l'imprenditore Valeriano Mureddu (sardo come lui) di consigliare un direttore generale per la Banca. La segnalazione di Fabio Arpe, non ebbe pero' effetto, perché fu scelto Daniele Cabiati. Ognuno e' libero di frequentare chi vuole, ma certo quando sei un personaggio pubblico e rappresenti un istituzione devi stare attento, non sono ammesse superficialità. Negli uffici romani del professor Petrik (uno scienziato russo che non si sa bene che cosa faccia), un secondo piano di via Ludovisi, una traversa della prestigiosa via Veneto - racconta il faccendiere Mureddu, tra giugno e luglio del 2014, in due occasioni, a distanza di una decina di giorni - c'incontrammo io, l'allora vicepresidente di Banca Etruria Pier luigi Boschi ed il mio amico Flavio Carboni, che presentai al Boschi.  

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