"I figli non sono mai un diritto, non sono cose" dice Bagnasco. E cita Bergoglio "Devono crescere con un papà e una mamma"

. Politica

Alla vigilia dello sbarco in Senato del ddl Cirinnà sulle unioni civili e quindi sulla stepchild adoption e mentre continuano a infuriare le polemiche a livello politico e non solo, i Vescovi italiani fanno sentire la loro voce prendendo posizione contro chi pensa che i bambini siano "un diritto" da rivendicare come si rivendica una cosa. E' chiaro il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei sull'argomento, con buona pace probabilmente dell'ultima autorità civile che si era espressa a favore dell'adozione in una coppia omosessuale del figlio biologico del partner, la presidente della Camera Laura Boldrini. "I bambini non sono mai un diritto poiché non sono cose da produrre", la famiglia ha una "identità unica e propria" riconosciuta dalla Costituzione e dal "sentire della gente". E ai laici credenti spetta "di iscrivere la legge divina nella città terrena": così' il capo dei Vescovi italiani nella sua prolusione al consiglio permanente della Conferenza episcopale. E su questi concetti - ha aggiunto - "tutti i vescovi sono uniti". A differenza di quanto aveva fatto nei giorni sorsi però Bagnasco non ha citato il 'family day' che il 30 gennaio riunirà a Roma tutti i contrari al ddl Cirinnà. Né espressamente la legge sulle unioni civili o la stepchild adoption contenuta in quel testo. Ma il pensiero e le indicazioni della Cei sul controverso ddl appaiono chiarissime, soprattutto nel passo in cui Bagnasco parla della genitorialità (il "vero bene" dei figli "deve prevalere su ogni altro, poiché sono i più deboli e i più esposti". I piccoli "hanno bisogno di un microcosmo completo nei suoi elementi essenziali") e quando cita un discorso di papa Bergoglio del 2014: "I bambini hanno diritto di crescere con un papà e una mamma, la famiglia è un fatto antropologico, non ideologico".

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