Referendum, si' avanti ma non sfonda. Scarso l'interesse, al voto meno di un italiano su due

. Politica

Appare strano che in un periodo caratterizzato da grande mobilita' politica, dalla volotalita' delle opinioni e da comportamenti elettorali decisi last minute, sia di fatto già iniziata la campagna elettorale per il referendum sulle riforme. Ma adirittura sorprendente e' lo scarso interesse mostrato dagli italiani. Vuoi per un generale distacco dalla politica, vuoi per la limitata conoscenza dei contenuti della riforma. E si che la Riforma, sempre se passera' come appare più che probabile, e' destinata a riscrivere la Costituzione, per la prima volta dopo quasi settant'anni. Sarà veramente la Terza Repubblica e Renzi, a ragione, potrà intestarsene il merito. Finirà il bicameralismo paritario. Solo la Camera voterà la fiducia al governo e diventerà la principale protagonista del processo legislativo. Solo su alcune leggi, come quelle costituzionali, il voto del Senato rimarrà vincolante. Con un Senato ridotto a 100 componenti, 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 nominati dal capo dello Stato, a palazzo Madama spetterà più il ruolo di museo delle istituzioni che di seconda camera. Nando Pagnoncelli nei giorni scorsi sul Corriere ha fotografato l'orientamento degli italiani per l'appuntamento di ottobre, nel quale Renzi ha deciso di giocarsi tutta la sua corriera politica. Altra cosa sorprendente e' che il fronte del No raccoglie una sorta di armata Bracaleone, che va dall'estrema sinistra alla Lega e a Forza Italia. Da guardare mangiando popcorn, ha commentanti Renzi sorridendo. Al momento, dolo alcuni primi dati incerti che sembravano dare addirittura in vantaggio il No, sarebbe il Si' a prevalere con appena il il 21% dei voti, contro il 16% per il No. Solo il 46 per cento andrà alle urne, con il 9% che appare indeciso. Nel referendum costituzionale e' da ricordare che per la sua validità non e' previsto alcun quorum di partecipazione. Molti considerano questo referendum un voto sul premier. Il 41% degli elettori del Pd, il 54% dei centristi, il 58% dei Cinque Stelle, il 71% dei leghisti ed il 68% degli azzurri sono di questa opinione. 

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