Unioni civili, il 'liberi tutti' di Grillo rianima Alfano e preoccupa il Pd. M5s diviso

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Il dietrofront di Grillo sulle unioni civili (libertà di coscienza ai suoi senatori) così come descritte nel ddl Cirinnà, quindi con la stepchild adoption, ringalluzzisce Alfano che vede dietro l'angolo la possibilità che salti perfino tutta la legge, e preoccupa il Pd, determinato ad approvare il ddl in toto ma - dopo il 'liberi tutti' del fondatore del Movimento 5 stelle - senza più assicurazioni sul sostegno unanime dei pentastellati. Tutto ritorna in ballo e gli scenari, a due giorni dalle prime votazioni in Senato sul contestato ddl, cambiano. Nulla può essere più dato per scontato. Può essere stralciata la stepchild adoption (letteralmente: adozione del figliastro), può rinvigorirsi l'ipotesi di un affido temporaneo al posto dell'adozione, può saltare tutto il ddl. Perchè la maggioranza dei senatori non è più vincolata alla disciplina di partito: su un tema così delicato il Pd, con Renzi, aveva già lasciato libertà di coscienza ai suoi senatori. Idem Berlusconi, pur contrario al ddl Cirinnà, agli azzurri, e da oggi anche i pentastellati, che fino a stamane, prima del post di Grillo, erano pronti a votare compatti sì al ddl purchè non venisse modificato. Grillo ha sparigliato le carte beccandosi anche una valanga di critiche in Rete, dai suoi iscritti - qualcuno su twitter ha scritto 'vergogna' e associato il vertice M5s ai democristiani - ma anche da qualche portavoce del Movimento colto di sorpresa dalla piroetta del fondatore. Su twitter e nei commenti al blog impazza l'hashtag #dietrofrontM5s, divenuto subito trend topic, a dare l'idea di un Movimento spaccato a metà. Ma cosa ha scritto Grillo sul su blog? "La prossima settimana si voterà al Senato - dice Grillo -. Nel disegno di legge è prevista la stepchild adoption, letteralmente 'adozione del figliastro', per le coppie omosessuali. Questo è il punto in cui le sensibilità degli elettori, degli iscritti e dei portavoce Movimento 5Stelle sono varie per questioni di coscienza. Nella votazione online che si è svolta a ottobre 2014 non era presente alcun accenno alle adozioni e gli iscritti del M5s non hanno potuto dibattere su questo argomento specifico. In seguito alle tante richieste da parte di elettori, iscritti e portavoce M5s, su questo tema etico si lascia pertanto libertà di coscienza ai portavoce M5s al Senato sulle votazioni agli emendamenti della legge Cirinnà e alla legge nel suo complesso anche se modificata dagli emendamenti. Non si fa ricorso a un'ulteriore votazione online perché su un tema etico di questa portata i portavoce M5s al Senato possono comunque, in base ai dettami della loro coscienza, votare in maniera difforme dal gruppo qualunque sia il risultato delle votazioni". Valanga di commenti sul blog, la maggioranza critici. Esulta il leader Ncd Alfano che in un tweet scrive: "Su #cirinnà grillo non assicura più i voti M5s, si riapre la partita. Potrebbe saltare l'intera legge. Bene, scenario molto interessante". Gli fa eco il ministro Beatrice Lorenzin: "Il fatto che anche Grillo abbia deciso per la libertà di coscienza dei parlamentari 5 Stelle sul ddl Cirinnà è una vittoria di tutti quelli che hanno auspicato, e io l’ho fatto con tutte le ragioni del caso, l’apertura di una discussione franca e sincera sulle possibili conseguenze nefaste di norme che non tutelano le donne e i diritti dei nascituri. Non ci siamo accorti che dietro a una parola straniera, stepchild adoption, non ci sono tutele per i bambini, ma si dà il via a pratiche di maternità surrogata, cioè all’utero in affitto". E il Pd? Reazioni caute ma preoccupate: Siamo a una prova decisiva per progresso dei diritti civili in Italia. Vedremo quale sarà il contributo dei grillini dopo l’editto del capo...", scrive su Twitter la vicesegretaria Debora Serracchiani. "La decisione di Grillo di lasciare libertà di voto sui punti delicati del ddl sulle unioni civili è giusta. Da sempre il Pd lascia libertà di voto ai suoi parlamentari quando sono in gioco valori etici o decisioni sulla persona" commenta il capogruppo dem al Senato, Luigi Zanda.

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