C'erano i craxiani e gli andreottiani, poi arrivo' il berlusconismo ed ora il renzismo, con Renzi unico uomo forte della Repubblica

. Politica

Una volta c'erano i craxiani o gli andreottiani, ma nella cosiddetta prima Repubblica molti potevano sotto il loro nome accomunare i loro amici politici e non, senza pero' caratterizzare in pieno un periodo. Si comicio' a parlare di berlusconismo, nel ventennio che fu, ma quasi sempre in senso spregiativo (tanto che non si e' mai parlato di prodismo, nostante il professore abbia governato in quel periodo più o meno quanto il Cavaliere). Inevitabili il richiamo ad altri Cavalieri e ad un altro "ismo". Pero' Berlusconi venne individuato soprattutto a livello europeo come un un uomo forte o meglio come uno che avrebbe potuto diventarlo. Agli alemanni ed ai ai loro francofoni alleati, di destra o di sinistra che fossero, non poteva andare bene. Allora erano la Merkel  e Sarkozy a farsi occhiolini e a scambiarsi un sorrisetto. Ora sono la stessa immarcescibile Frau Merkel e Hollande a non gradire le incursioni e le intemerate di Renzi Matteo, da Firenze. Ma ci sono anche il partito degli alemanni italiani, la destra che si sente tradita dal non rispetto del patto del Nazareno, la sinistra dem che freme vedendosi aprire la botola sotto i piedi, i centristi che non sanno più a che santo appellarsi nella speranza, affidata solo all'accesa di ceri, di potere rientrare in Parlamento a temere l'uomo forte. Rottamazione, dopo rottamazione, Renzi ha coltivato la solitudine del capo assoluto, facendone un marchio di fabbrica. Non delega nessuno, ascolta qualcuno, ma decide sempre e solo lui. L'unico che fa lo stesso ma in un campo diverso e' papa Francesco, da buon gesuita. E lo ha anche spiegato. Lo stesso Berlusconi ascoltava e si faceva convincere, non sempre ed a volte troppo, dai vari Letta e Confalonieri. Così' il premier, che assomma a quella di capo del governo un'altra tanto prestigiosa quanto faticosa carica, quella di segretario del Pd, sta misurando sulla sua pelle la fatica di gestire i tanti fronti aperti dentro e fuori d'Italia. Avrebbe pero' urgente bisogno almeno di qualche airbag, perché gli attacchi al renzismo si cominciano a moltiplicare. Il premier e' impegnato a ristrutturare il modello di gestione e ripartizione del potere. Dovrà necessariamente partire dal suo Pd con i conti che saranno fatti approssimo Congresso. Che lui vorrebbe anticipare a dicembre di quest'anno a referendum costituzionale, come spera, stravinto. Poi c'e' il fronte europeo da presidiare in contemporanea con l'obiettivo di potere fare la prossima manovra economica in modo espansivo. Per fare riaprire l'economia e prendere i voti per vincere le prossime elezioni, che comincia a vedere meglio nella primavera del 2017 che alla scadenza naturale del 2018. Vinti referendum e Congresso del Pd, appuntamento comunque ben più difficile rispetto al primo, cosa altro dovrebbe aspettare Renzi per cercare di vincere le "sue" elezioni? Quelle che lo dovrebbero portare a governare per cinque anni con una solida maggioranza, finalmente con un mandato popolare a capo della Terza Repubblica da lui faticosamente disegnata. Allora si potrebbe veramente parlare di renzismo e Matteo potrebbe essere il primo uomo veramente forte in Italia dopo Benito. Ovviamente con il distinguo fondamentale, Renzi a capo di una matura democrazia, che prevede l'alternanza e l'altro il dittatore, che mise fine alla democrazia. 

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