Con la fiducia (173 a 71) il Senato dà il via libera alle unioni civili. I verdiniani, decisivi, danno una mano e votano sì. Fi, "Cambio maggioranza, Renzi subito al Colle". M5s esce dall'aula

. Politica

Dopo un'altra giornata di tensione, il Senato ha approvato la fiducia al governo Renzi sul maxi-emendamento interamente sostitutivo del testo del ddl Cirinnà sulle Unioni civili. I voti a favore sono stati 173, i contrari 71. Nessun astenuto. Ora il provvedimento passa alla Camera. Il sì alla fiducia sulle unioni civili è arrivato con 245 senatori presenti e 244 votanti. A favore, oltre alla maggioranza (Pd-Ncd), hanno votato 18 dei 19 senatori del gruppo Ala di Denis Verdini., decisivi per superare 'quota 161'.  E' la prima volta che il gruppo Ala vota la fiducia al governo. Questi voti non sono stati determinanti per il passaggio della fiducia in quanto l'uscita dall'aula del M5s ha abbassato l'asticella, ma l'esecutivo senza il loro apporto avrebbe avuto 155 voti, sotto quindi la soglia della maggioranza assoluta che è di 161 con tutti i senatori presenti e votanti. E per molti dell'opposizione, da Fi a M5s, ciò significa l'ingresso in maggioranza dei verdiniani. "E' cambiata la maggioranza" ha sottolineato infatti Forza Italia che ha chiesto a Renzi di recarsi subito al Quirinale, presentarsi alle Camere e chiedere una nuova fiducia: "L'ufficializzazione dell'ingresso di Ala in maggioranza ne cambia consistenza non solo numerica ma politica. A questo punto il presidente del Consiglio non può esimersi dal recarsi al Quirinale perché la maggioranza su cui poggiava il suo mandato non esiste più. Non ci sono più scuse: Renzi deve presentarsi alle Camere e chiedere nuovamente la fiducia" hanno sostenuto gli azzurri. Prima della chiama il Movimento 5 stelle è uscito dall'aula. Un paio di defezioni tra i senatori Pd (Felice Casson e Luigi Manconi) e quattro tra i senatori di Ap (Aldo Di Biagio, Roberto Formigoni, Giuseppe Marinello, e Maurizio Sacconi). Hanno votato contro Fi, Lega, Gal e Sel. Tra i senatori a vita hanno votato a favore Mario Monti e Giorgio Napolitano.

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