Altro che referendum! Per Renzi "banco di prova" per suo futuro la Libia con l'81% degli italiani contrari alla "guerra"

. Politica

Altro che referendum per confermare la leadership di Renzi in vista delle prossime politiche. Il programma che si era fatto il premier, rispettando per ora tutte le tappe e mantenendo la maggior parte delle promesse, rischia di vanificarsi per una di quelle variabili sempre presenti in politica. Quello della Libia era un fattore non previsto, almeno in questi termini, ed anche per questo la speranza del premier e' quella di scongiurare la guerra. Anche se essendo un leader si sente impegnato pure nelle decisioni difficili ed impopolari. Ma almeno come sempre vuole fare a modo suo, così ha preso in mano direttamente la guida di questa prima fase di operazioni, tramite i servizi, da palazzo Chigi. Ha fatto pure un decreto in tal senso, decreto finito puntualmente sul Corriere. Cosa che lo ha mandato su tutte le furie tanto da sbottare in Consiglio dei ministri per la "crepa nella gestione di atti secretati della presidenza del Consiglio", mentre "in Francia, per settimane, nemmeno il ministro dell'Interno seppe delle decisioni, che intanto aveva assunto Hollande". E la citazione di Alfano probabilmente non e' casuale, se fosse lui la "talpa"... Poi oggi Renzi se l'e'presa direttamente con Alfano per alcune sue dichiarazioni ritenute un po' troppo guerrafondaie e che comunque non spettano a lui. Alfano in due interviste ha detto: "Noi lavoriamo intensamente perché l'Italia sia il paese leader nel processo di stabilizzazione di quel paese", aggiungendo che per "l'Italia la stabilita della Libia e' decisiva non solo in funzione anti Isis ma sul problema dell'immigrazione, perché oltre il 90% degli sbarchi partono da li'". Di mettere gli scarponi sulle terre libiche, con l'inevitabile richiamo ad antichi ricordi, a Renzi proprio non andrebbe, anche se si vede tirato per la camicia dagli americani. Che insistono offrendo ma anche pretendendo. "A voi la guida in Libia, ci aspettiamo 5mila uomini", le parole dell'ambasciatore americano John Philips, tra l'altro suscitando l'ira e l'invida di francesi e inglesi sempre assetati da   miraggi coloniali. Vedere "l'Italietta" guidare una "guerra" sarebbe per loro un autentico smacco. Altro che Unione europea…Renzi non si tira certo indietro pur temendo l'imponderabile, come poteva aspettarsi una situazione simile quando approdo' a palazzo Chigi? Le prossime due settimane saranno decisive e Renzi spera di evitare quel che capito' a Blair, costretto alla guerra dagli Usa di Bush e poi condannato a casa sua. Renzi teme l'effetto "arcobaleno" che la guerra potrebbe provocare nell'opinione pubblica, oltre che naturalmente alle incognite sul campo ed alle inevitabili vittime. Il premier  perderebbe un altro pezzo e consistente di elettori a sinistra, senza conquistare di moderati. I numeri dei sondaggi parlano chiaro: secondo l'Ixe' l'815 degli italiani e' contrario all'intervento militare, con il 5% che non sa e solo il 14% favorevole. Gli italiani, non certo stupidi e si sentono presi in giro quando si parla di  "Missione militare di intervento per la pace" anziché guerra. Il linguaggio politico dovrebbe adeguarsi anche in questo. Ci si può vergognare di quello che si fa, non certo di chiamare le cose con il loro nome. Infine un consiglio da chi gli italiani li conoscono bene per averli governati per un ventennio, Prodi e Berlusconi, "Matteo non fare la guerra".  

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