Libia: Napolitano interventista "No a vecchio pacifismo". Gentiloni: "No ad avventure inutili e pericolose"

. Politica

Re Giorgio come non te lo aspetti. Sorprende, ancora come sempre. "Non si può accettare l'idea che il ricorso alle armi, nei casi previsti dalle Nazione unite, sia qualcosa di contrario ai valori e alla storia italiana", le sue parole nell'aula del Senato dopo l'intervento del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Poi ha spiegato: "Generare l'illusione che non abbiamo mai nel nostro futuro la possibilità di interventi con le forze armate in un mondo che ribolle di conflitti e minacce sarebbe ingannare l'opinione pubblica e sollecitare un pacifismo di vecchissimo stampo che non ha ragione d'essere nel mondo di oggi, nel mondo uscito dalla seconda guerra mondiale". Del resto lui, allora comunista, quando il partito si spacco', fu favorevole nel 56 all'invasione della Ungheria da parte della Russia. Quando la rivolta popolare fu stroncata dai carri armati sovietici. Napolitano ha quindi invitato governo e Parlamento a "evitare ulteriori equivoci e prepararci a ciò che dobbiamo fare, in Libia e altrove, per contrastare l'avanzata del terrorismo islamico". In ogni caso ha sottolineato "prima di agire dobbiamo pensarci non una ma mille volte". Prima dell'ex capo dello Stato era stato il ministro Gentiloni, nella sua informativa al Senato sulla Libia, a spiegare: "Non ci faremo trascinare in avventure inutili e pericolose". L'Italia interverrà solo "su richiesta di un governo legittimo" e dopo il via libera del Parlamento". Bisogna aggiunge "combinare fermezza, prudenza e responsabilità". Poi ha parlato di una "minaccia reale" del terrorismo per l'Italia. Infine sui quattro tecnici rapiti, due uccisi e due liberati, ha ribadito che "non e' stato pagato alcun riscatto". 

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