"Dividersi sempre per perdere meglio", la storia della sinistra italiana "tafazziana" che "prova a perdere…" a Milano, Roma e Napoli

. Politica

"Dividersi sempre per perdere meglio". E' la storia della sinistra italiana, costellata da una frammentazione maniacale, sempre uguale dal 1921 ad oggi, nell'analisi di Pierluigi battista sul Corriere. A parte la frammentazione ossessiva della componente extraparlamentare con tanto di bastonate tra gli stalinisti del Movimento studentesco e i trotzkisti Avanguardia operaia, tutta la sinistra italiana ha vissuto sulle maniacali divisioni, sempre uguale dal 21, quando a Livorno nacque il Pci, dopo la rottura con i socialisti, fino ad oggi. Quello che sta succedendo a Milano, Roma e Napoli, dopo quello che e' successo in Liguria, e' una sorta di dimostrazione della voglia di fare perdere i "compagni sbagliati…". La fissazione scissionista, la sconfitta come filosofia di vita e della storia, e' un tratto comune. In linguaggi moderno - secondo Battista - il sempiterno, indistruttibile "tafazzismo", da Tafazzi, quello che si martella li', dove fa molto male. Quella gara a cercare di perdere i sindaci delle maggiori citta' italiane inizia non da oggi o da ieri. Dividersi sempre dividersi, a partire dai socialisti riformisti e socialisti massimalisti, con la scissione mussoliniana e la cacciata dei ministerialisti. Poi la scissione comunista di Livorno nel 21  e le tante lotte scissioniste nel neonato partito. E i socialisti che si dividono dai socialdemocratici, alla vigilia del 48 in occasione di quel voto dove, nelle storiche elezioni del 25 aprile, il fronte popolare fu sconfitto dalla Dc. Ancora le elezioni del 72  in cui il Psiup e il  Manifesto non riescono a superare il quorum, gettando al vento  un milione di voti di sinistra. Più recentemente la fine del Pci con la scissione di Rifondazione comunista, e poi la scissione della Rifondazione di Fausto Bertinotti, che già aveva "scisso" (ndr. affondato con un voto in Parlamento, che schiuse le porte nuovamente a Berlusconi) il centrosinistra di Prodi, dei Comunisti Italiani di Cossutta che diventeranno Rifondazione con Ferrero mentre Rifondazione (quella di Bertinotti) diventa Sel con Vendola, mentre ancora i Comunisti scissionisti non muoiono grazie a Marco Rizzo. Del resto si sono scissi, anzi esplosi in numerose galassie, a diritta e manca, i socialisti post-craxiani. Oggi la storia sembra ripresentati identica, A Milano dove la sinistra tafazzista finisce per rischiare di brutto. Rischia soprattutto la sindrome ligure, quando la sinistra di Renzi presento' un una candidata invisa alla sinistra ed allora la sinistra di Cofferrati, pur di non farla vincere, con il 9% a favore di Pastorino, decreto' di lasciare la vittoria alla destra di Toti il pupillo di Berlusconi. Ora si riorganizza a Napoli, sulla scia maleodorante di poco limpide pratiche di compra-vendita di voti, per raggiungere l'estasi della sconfitta. Rischia anche Fassino a Torino. A Roma dove non si sa si presenterà Fassina o Bray, ancora stessa musica. Nella caccia al voto di sinistra più a sinistra, che nel frattempo (insieme a una parte di quello di destra) e' già andatosi cinque stelle, si completa l'opera di Tafazzi.

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Commenti

0 # paolo ferrero 2016-03-10 13:11
Questo articolo che riprende quello del Corriere, tra le tante considerazioni discutibili segnala di non conoscere nemmeno la storia di rifondazione. Nell'articolo si dice infatti "dei Comunisti Italiani di Cossutta che diventeranno Rifondazione con Ferrero mentre Rifondazione (quella di Bertinotti) diventa Sel con Vendola". SI TRATTA DI UNA FESSERIA PURA E SEMPLICE. Io sono sempre stato in Rifondazione Comunista ed ero in segreteria con Fausto Bertinotti e non sono mai stato cossuttiano. Sono diventato segretario di RIfondazione in seguito al Congresso di rifondazione comunista di Chianciano (2008) semplicemente perché ho vinto il congresso su una posizione molto chiara: Rifondazione non è una costola del PD ma deve costruire una sinistra autonoma ed alternativa al PD.
Distinti saluti

Paolo Ferrero

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